Viaggio in Cina, procede

di Giulia

Tra il 16 e il 19 luglio 1900 furono completate a Napoli le operazioni di imbarco del Corpo di Spedizione sui piroscafi Minghetti, Giava e Singapore, messi a disposizione dalla Compagnia di Navigazione Italiana. Alla mattina del 19, re Umberto I passò in rassegna i reparti. I tre piroscafi furono scortati dalla R. Nave Stromboli. Al seguito del Corpo di Spedizione vi furono numerosi giornalisti e altri, come Luigi Barzini, che raggiunsero il contingente nel 1901.

Il Corpo di Spedizione partì la sera del 19 luglio 1900 e dopo aver sostato a Port Said (il 23 luglio), ad Aden (il 29) e a Singapore (dal 12 al 14 agosto), giunse a Taku il 29 agosto 1900 mercoledì Martirio S.Giov. Battista. Una volta sbarcato il personale percorse in treno i 150 chilometri che lo separavano da Pechino.

12v Nave nel porto

Ecco inizia così il nuovo racconto, titolo provvisorio sempre, Viaggio in Cina, con questa breve nota introduttiva. Sto lavorando ancora alla scena della partenza, la più difficile secondo me, che indirizzerà in un certo senso l’intero racconto. Devo decidere che persona usare, che timbro dare al racconto, che tipo di costruzione stilistica adottare. Dovrebbe iniziare pressapoco con:

La luce di quel mattino era accecante, il cielo di un vivo blu cobalto, quasi privo di nuvole, e per quanto ci si sforzasse di vedere cattivi presagi, era difficile scorgere in quel luminoso mattino estivo nient’altro che eccitazione e aspettativa.

E’ più difficile del previsto. Forse solo Agatha Christie si trovava a suo agio in spazi claustrofobici e ristretti, penso a Poirot sul Nilo (Death on the Nile, 1934), io trovo che il rischio noia è sempre in agguato, non cambiando mai gli scenari (sala mensa, cambusa, ponti, sala fumatori, biblioteca, cucine,  locale caldaie, cuccette, bagni e docce) tranne che il mare.
Certo ci sono i porti di sbarco, e allora lì ci sarà spazio per un po’ di colore locale,  qualche tocco di luce esotica nella monotonia del viaggio. Che badate bene non deve diventare monotonia del racconto. Se no addio.
Occupatici della partenza, distribuiti i posti nelle cuccette, primo inconveniente sarà la rottura dei ventilatori. Dato storico, che amplierò per accentuare le difficoltà della traversata. E sì nel 1900 c’erano già i ventilatori elettrici, almeno nelle cabine degli ufficiali, ma non tanto tecnologici da passare indenni dall’ erosione della salsedine.
Superata questa seconda fase passeremo al ritrovamento di un clandestino. Vivo. E un clandestino, morto. Il secondo al centro dell’ indagine del tenente Bianchi che per prima cosa dovrà scoprirne l’identità. C’era il telegrafo a bordo, ma scopriremo che non gli fu di grande aiuto.
Dunque chi è il morto, cosa ci fa a bordo, perchè l’hanno ucciso, e soprattutto chi? Da questo punto in poi inizieranno sabotaggi a non finire. Qualcuno non vuole davvero che la nave Giava arrivi in Cina. Ecco per ora questo è il piano e la prima scaletta. Fatemi gli auguri, che torno in cambusa a scrivere! Augh!

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