Gli pseudonimi sono maschere

by Giulia

mteatroantico3_maxGli pseudonimi sono maschere. Riflettevo su questo ieri sera viaggiando su Amazon. Molti pubblicano più che altro narrativa erotica sotto pseudonimo. Ma ci possono essere altri motivi. Volere tenere le carriere separate, per esempio. Ci sono ricercatori universitari con fior fiore di saggi all’attivo, che quando pubblicano anche solo narrativa usano uno pseudonimo. Alcuni non vogliono essere raggiunti, non vogliono nessun contatto coi lettori, vogliono tenere la vita lontana dall’ editoria e dalla letteratura. Pensiamo a Elena  Ferrante. Ma gli esempi illustri sono tanti. Penso per esempio a Salvatore Albert Lombino, nome che anche a me fino a poco tempo fa non avrebbe detto niente. E invece era Evan Hunter, e con lo pseudonimo di Ed Mcbain ha scritto opere felice che nessuno sapesse chi fosse. Una maschera dicevamo, una forma di polizza sulla propria libertà artistica e personale. Se si scrive narrativa scadente, biecamente commerciale, fatta per far cassetta, e anche i grandi l’hanno fatto, lo pseudonimo diventa una prigione. Ma lo sai chi è tal dei tali?  E quando questo piccolo segreto sfugge al controllo sono guai, vergogna e ignominia.  Alcuni sono fermamente contrari allo pseudonimo, lo vivono come una vera truffa ai danni del lettore, ancora di più quando il gioco diventa eccessivo e magari per scherzo ci si trova a recensire se stessi. Praticamente come scrivere stroncature farlocche ai libri dei concorrenti su Amazon. Sono cose che non vengono perdonate, che incidono molto negativamente sulla percezione che gli altri hanno di te. Come altri intendo i lettori. Al rispetto che hanno di te. Shanmei è il mio portafortuna. Con rapide ricerche in rete chi sono lo si scopre. Se voglio separare la mia vita da ciò che scrivo mi toccherà cercarmene degli altri. Ma anche lì un buon segugio fa infretta a sgamarti. Se appunto lo usi per loschi fini può essere triste. Meditate gente.

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