Audiobook mon amour

by Giulia

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E oggi in questo tardo pomeriggio di fine autunno parliamo di audiolibri. Sotto il piumone, con una tazza di cioccolata calda o the fumante, la pioggia che cola fuori dai vetri, cosa c’è di meglio che gli auricolari nelle orecchie  e il suono delle parole di un lettore che vi narra storie fantastiche di altri mondi. Alt! Bene non funziona proprio così. Se già il libro è in crisi mi dicono che l’audiolibro sta ancora peggio. In Italia, almeno. Non se ne vendono moltissimi, anche se molto dipende dal lettore e dal libro letto. Tuttavia è un metodo di fruizione ancora di nicchia. Una lettrice, molto brava, ha letto un mio racconto. Ne ha fatto un viedo e l’ha diffuso. Ne sono contenta naturalmente, ma riflettendo pensavo a cose come: i miei racconti sono adatti a essere letti ad alta voce?, i lettori comprerebbero audiobook, certo professionali e tutto? quanto la bellezza della voce, l’intonazione, l’empatia del lettore incide rendendo belli anche testi oggettivamente mediocri?  sono più belle le letture dal vivo? Devo essere sincera, è piuttosto emozionante sentire leggere un proprio racconto. Sembra provenire da una costellazione remota. Rende diversamente dalla semplice lettura silenziosa. La voce amplifica, tutto, in bene o in male. Il racconto letto è A sud di Cimarron, un mio omaggio al vecchio West. Río de los Carneros Cimarrón è un fiume che attraversa Nuovo Messico, Oklahoma, Colorado e Kansas, ma anche il soprannome di Glenn Ford in Cimarron, film del 1960 di Anthony Mann, e un personaggio in I cowboys, il mitico A Martinez si chiama così.  Per dirvi che questa parola evocava in me molto dell’epopea del vecchio West. Ci manca solo la musica di Ennio Morricone.

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