Chissà in giapponese come sarebbero?

by Giulia

autunno_1Comporterà molto lavoro, e spero di avere il tempo, ma si mi piacerebbe tradurre i miei racconti in varie lingue. Così mi sono iscritta su Bebelcube, per vedere come funziona. Lingue come il francese, l’inglese, il tedesco e lo spagnolo diciamo sono abbordabili, saprei già a chi rivolgermi, alcune traduzioni potrei cercare di farle io, ma pensiamo al russo, o che so al giapponese. E proprio al giapponese ho pensato. Sì, penso che ai giaponesi i miei racconti possano piacere, e sono certa che apprezzeranno che siano tradotti nella loro lingua. E’ una sfida, ma perchè non provare? Così ho proposto il mio piccolo ebook a un traduttore, per la precisione a una traduttrice giapponese che vive in Italia. Non so ancora se accetterà, ma comunque valeva la pena provare. Uno dei miei sogni è visitare il Giappone, chissà magari in futuro lo realizzo. Sto imparando in questi giorni che le cose che credevo impossibili, non lo sono così tanto. Basta un pizzico di (come dicevano i nostri nonni?) intraprendenza. E aprendo una porta non sai mai cosa trovi dietro. Sì sembra una banalità detta così, ma se ci pensate il concetto è affascinante. Cercherò di non essere disfattista e negativa come al mio solito, e cercherò di conservare un po’ di entusiasmo, cosa forse più difficile. Partecipai qualche anno fa a un’ iniziativa “Autori per il Giappone”, donando un mio racconto, (se lo volete leggere è ancora online, Watakushi), si trattava di autare la popolazione dopo il Terremoto e maremoto del Tōhoku del 2011, con donazioni a Save the Children, per cui la prima lingua che vedrà i miei racconti tradotti è giusto che sia il giapponese. Vi terrò comunque aggiornati, se avrete la pazienza di seguirmi e spero passeremo del tempo felice insieme. Shan::

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