Shanmei

Month: November, 2015

Habemus recensionem!

urlo-homerIl mio latino maccheronico sta a significare una certa sorpresa e una certa emozione nel scoprire che il mio ebook ha guadagnato ben due recensioni, la prima ieri e la seconda oggi. L’ho scoperto per caso, Amazon non avverte, e mi sono trovata 4 stelline accanto al titolo. Immaginatevi la mia faccia, ma questa è un’altra storia. Entrambe le recensioni sono da 4 stelline, non un gradimento da strapparsi i capelli, ma una cosa più moderata, rassicurante. Insomma ai primi due lettori i miei racconti sono piaciuti e hanno trovato il tempo di manifestarlo, per cui li ringrazio. Non è scontato che piacciano, sono racconti forse un po’ strampalati, ma spero divertenti. La narrativa breve è sempre un rischio, specie se si sceglie un genere tra il surreale, l’ironico, e il satirico.  Non è detto che la propria ironia sia sempre accettata, capita e trovata divertente. E’ una scommessa, forse in perdita, non c’è nulla di più grottesco di uno che si crede divertente e in realtà non lo è affatto. Ma dato che io raccoglierò come medaglie al valore anche le critiche più feroci, esulto e ve ne cito qualche assaggio:

Se vi aspettate che la realtà sia lì per coccolarvi con la sua placida e noiosa normalità non dovete leggere questi racconti.

Una lettura rapida e diversa dal solito, letteraria e divertente.
Ideale per un pomeriggio di pioggia.

Le splendide rose di zia Meg è il mio racconto preferito.
Attendo un secondo volume.

Per il link diretto qui

Il ghiaccio è rotto, aspettiamo le altre!

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Sono il lettore, comando io

Bart-Leggevo su un blog, che visito spesso quando posso e voglio passare del tempo di qualità in letture divertenti e intelligenti, di un dibattito nei commenti a un post a proposito di un’ annosa questione: cosa scrivere lo decidono i lettori o gli autori? Sembra un paradosso più che una questione ma sono certa che in qualche sala macchine di qualche ufficio marketing il problema se lo sono fatto, rispondendosi anche seriamente. Spesso gli autori, anche autori blasonati non proprio alle prime armi, ricevono richieste precise: il tal genere (mettete voi un genere a piacere) sta andando per la maggiore, sfornatemi un libro che parli di questo e di quello.  Non è detto che siano così brutali, a volte si può suggerire senza ordinare, ma la sostanza è questa, si deve scrivere cosa il pubblico vuole e soprattutto compra. Direte voi e il sacro diritto dell’autore a vedere rispettata la sua creatività, a permettergli di andare dove lo porta il cuore? quando si parla di soldi anche questo sacro diritto può riposare in qualche sgabuzzino con le scope. Senza troppi sensi di colpa. Ma il punto reale è: è una cosa positiva, nell’economia della narrazione porta a dei frutti? Alcuni lettori sono convinti di scegliere loro, non cosa leggere ma cosa un autore debba scrivere. E non lo considerano una violazione dei diritti dell’autore, ma un loro preciso diritto. Quando in realtà le manipolazioni che subiscono sono tali e tante che è difficile enumerarle, anche senza abbracciare le tesi più estreme di complottismo libero come disciplina olimpionica. Anche solo la disposizione di libri in una libreria di catena e non solo infleunza il lettore, e ci sono studi precisi in merito. Come i trend di mercato. Dopo le Sfumature, tutti a scrivere letteratura erotica o pseudoerotica, dopo Il codice da Vinci, quel che segue. Omologando gusti e aspirazione o veicolando interi concetti o scuole di pensiero. Il concetto di imitazione sembra prevalere. E in modo deleterio. Non si imita cosa è migliore, ma cosa è commerciale. Tarpando le aspirazioni artistiche degli autori, a tutto discapito della qualità delle opere che poi i lettori si troveranno a leggere. Insomma ci perdono tutti. Poi ci sono i casi estremi: gli autori che scrivono per sé. Non vogliono un pubblico, un confronto. Liberissimi, direte voi. Certamente, questo è il bello della letteratura. Si possono scrivere opere sperimentali, pensiamo a Finnegans Wake di Joyce, dove nessuno o quasi è destinato a capirci niente. Sono sfide, affascinanti se vogliamo e forse economicamente destinate al fallimento. Ma ben vengano. Ormai ci sono programmi che ti eprmettono di leggere le storie che tu vuoi leggere, modificando trame, personaggi. Rendendo superfluo l’autore. Se questo è il futuro che vogliamo. Saremo accontentati.

Se volete seguire lo scambio di battute di cui vi dicevo, potrete trovare tutto qui.

Audiobook mon amour

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E oggi in questo tardo pomeriggio di fine autunno parliamo di audiolibri. Sotto il piumone, con una tazza di cioccolata calda o the fumante, la pioggia che cola fuori dai vetri, cosa c’è di meglio che gli auricolari nelle orecchie  e il suono delle parole di un lettore che vi narra storie fantastiche di altri mondi. Alt! Bene non funziona proprio così. Se già il libro è in crisi mi dicono che l’audiolibro sta ancora peggio. In Italia, almeno. Non se ne vendono moltissimi, anche se molto dipende dal lettore e dal libro letto. Tuttavia è un metodo di fruizione ancora di nicchia. Una lettrice, molto brava, ha letto un mio racconto. Ne ha fatto un viedo e l’ha diffuso. Ne sono contenta naturalmente, ma riflettendo pensavo a cose come: i miei racconti sono adatti a essere letti ad alta voce?, i lettori comprerebbero audiobook, certo professionali e tutto? quanto la bellezza della voce, l’intonazione, l’empatia del lettore incide rendendo belli anche testi oggettivamente mediocri?  sono più belle le letture dal vivo? Devo essere sincera, è piuttosto emozionante sentire leggere un proprio racconto. Sembra provenire da una costellazione remota. Rende diversamente dalla semplice lettura silenziosa. La voce amplifica, tutto, in bene o in male. Il racconto letto è A sud di Cimarron, un mio omaggio al vecchio West. Río de los Carneros Cimarrón è un fiume che attraversa Nuovo Messico, Oklahoma, Colorado e Kansas, ma anche il soprannome di Glenn Ford in Cimarron, film del 1960 di Anthony Mann, e un personaggio in I cowboys, il mitico A Martinez si chiama così.  Per dirvi che questa parola evocava in me molto dell’epopea del vecchio West. Ci manca solo la musica di Ennio Morricone.

Pirati a babordo!

mira73La filibusta (o meno comunemente filibusteria) era un’associazione di corsari e pirati (detti filibustieri), venuti dalla Francia, Inghilterra e Paesi Bassi, che operava nel Golfo del Messico intorno al 1700, noti per i loro attacchi alle coste e ai possedimenti spagnoli. (fonte wikipedia)

Anche i mari del web sono infestati da pirati e filibustieri. Prendono gli ebook, specialmente degli autopordotti (non solo, ma per loro il danno è più devastante) e li mettono su isole della Tortuga digitali, siti appositi dove è possibile scaricare tutto gratis. Le istituzioni, la polizia postale, San Gennaro non fanno niente e queste realtà prosperano indisturbate. Scaricare libri gratis su questi siti pirati è illegale e soprattutto uccide gli autori che potranno legittimamente smettere di scrivere e pubblicare. E non parlo di ebook da 11 o 15 Euro, qui si parla di ebook dai 0,99 Euro ai 3 o 4. Miei colleghi da più tempo sul mare infestato dell’autopubblicazione mi parlano di un calo dei loro guadagni del 75%. Scoraggiante, direte voi. Che fare dunque? Fare chiudere questi siti è un po’ un’ utopia. Ora sono pubblici, ma potrebbero sempre diventare privati in qualche forum, o in qualche gruppo segreto su Fb. Le possibilità per delinquere sono innumerevoli e variegate. E la cosa grave è la mancanza di percezione del crimine. Il danno che si reca, senza accorgersene. Perchè dubito che si sia consapevoli del male che si fa. Parlo dei lettori che scaricano ebook, non certo di chi gestisce questi siti, immagino per lavoro, guadagnandoci, scaricando virus, pubblicità e porcherie di tutti i generi nei computer di chi, incauto, li utilizza. E non certo il ladro con mascherina nera che li ruba e li diffonde li. Spero non gratis, se no sarebbe sfruttamento pure il suo. Quindi chi può interrompere tutto ciò? Solo i lettori. Solo i fruitori possono fermare questo fenomeno. Smettendo di scaricare ebook pirati. Smettendo di danneggaire tutta la filiera di traduttori, impaginatori, illustratori, scrittori. Dietro un ebook c’è il lavoro di tutti loro. Che un bel giorno smetteranno semplicemente di farlo. E voi non avrete più nuovi ebook. E’ semplice.

Ci vuole pazienza!

Word Cloud "Crowd Funding"Sì, mi dicono di avere pazienza. Cosa credevo io? Che appena sbarcata su Babelcube frotte di traduttori mi avrebbero inseguita per tradure i miei lavori? Evidentemente non è così e ormai sto meditando di chiudere l’account. Proposte non ne ricevo e mi sono stancata di farne. Cercherò traduttori autonomamente, forse è la strada migliore. Almeno per me. Era una buona opportunità, almeno sulla carta. E so che c’è gente che la utilizza con profitto. Proverò altre strade, poi l’idea di fare diventare Babelcube il distributore dei miei lavori non è che mi faceva proprio impazzire. Quindi non tutto il male viene per nuocere. Accordi non ne ho ancora siglati, posso sempre uscirne. L’idea che il traduttore partecipasse agli utili, senza anticipi, o altro, per uno scrittore squattrinato è una sirena allettante, ma forse che so è meglio fare un crowdfunding , alternativa che non ho mai preso veramente sul serio. Ma si potrebbe fare per fare un audiobook, una traduzione appunto, magari un booktrailer professionale. Le possibilità sono quasi infinite, basta scegliere la piattaforma giusta. Basati sull’esperienza di chi ha fatto crowdfunding riusciti. Ci penserò, non si sa mai.  Shan ::

“Hey man, have you a tenner for me?”.

Betty Boop, (lobbycard), 1930s

Betty Boop, (lobbycard), 1930s

In questi giorni convulsi sto traducendo i miei racconti in inglese, creando una lingua che ammetto non esiste. È divertente. Dubito che nessuno parli, in nessun angolo del globo anglofono,  come io faccio parlare i miei personaggi. Punto di forza? Punto di debolezza? Vedremo. I miei racconti si prestano ad essere tradotti, anche un po’ snaturati. Gli euro diventano dollari, i chilometri, miglia. Ho letto qualche tempo fa un libro dal titolo Decolonizzare la mente di Ngugi Wa Thiong’o, in pratica l’autore rivendica il diritto di scrivere in un suo remoto dialetto africano e non nella lingua della colonizzazione. Naturalmente dice molto altro, molto più profondo e ben argomentato, ma questo punto mi ha davvero colpito. L’italiano è la mia lingua, la lingua con cui penso, sogno, scrivo racconti. La mia lingua materna con cui ho imparato a parlare. L’inglese è venuto dopo, sui banchi di scuola, ascoltando le canzoni dei Beatles. E il mio inglese sarà sempre specificatamente mio. Ci sono parole che detesto, e non uso mai, pur conoscendone il significato. Ci sono modi di dire che mi diverteno (fishing for compliments), ci sono altri che non userei mai. Poi c’è un registro inglese britannico, americano, australiano. Io shakero tutto con effetti a volte esilaranti. L’inglese si presta, forse più del francese, a questo mescolamento. L’inglese è una lingua matematica, molto duttile. Ha un registro alto, molto aulico, quasi shakesperiano, e uno grezzo, popolano, forse più vivo e sempre in fase di evoluzione. Ci sono parole gergali utili per esprimere stati d’animo specifici di alcune etnie, comunità, religioni. Non sono una traduttrice professionista, mi guardo bene da spacciarmi per tale, ma ho avuto modo negli anni di tradurre testi inglesi contaminati da parole specifiche riscontrabili solo in alcuni paesi dell’est europeo o del sud est asiatico. Stiamo a vedere cosa succederà.

Spinaci a colazione

553052-popeyeAvevo preparato un articolo programmato per sabato 14, ma il clima surreale in cui stiamo vivendo mi aveva proprio fatto passare la voglia di revisionarlo e postarlo. E’ un po’ come se i fatti di Parigi mi avessero precipitato in una grande paralisi, dove anche pensare, non solo scrivere (di miei ebook), fosse fuori luogo. Ignorare cosa è successo è un po’ impossibile, soprattutto perchè avrà delle coseguenze. Sicuramente drammatiche. Per tutti. E a questo sinceramente penso in questi giorni. Nel post fantasma che non ho mai terminato volevo parlare di newsletter, promozione editoriale e concorrenza sleale. Cose che in questo momento mi sembrano così poco importanti, marginali. Sono in fase di elaborazione di un lutto, un lutto collettivo. Non solo per i fatti di Parigi, e sono arrabbiata. Sì, dopo lo choc c’è la rabbia. Ed è sbagliato fermarsi. E’ sbagliato interrompere le nostre attività quotidiane, o smettere di viaggiare, o smettere di informarsi come se dei fili fossero stati recisi e fossimo caduti tutti in una grande voragine. Io da parte mia continuerò a revisionare i miei racconti, ho iniziato a tradurli, continuerò. Ci sono dei refusi nell’ebook pubblicato. Li correggerò. Sì, credo che farò così.

Babelcube e zollette di zucchero

royaltyDunque sono da qualche giorno su Babelcube e ne sto testando il funzionamento. Ho mandato qualche proposta, ma il bello è che ne puoi ricevere anche dai traduttori. Il mio libro forse non è tanto allettante, sei racconti di una serie, ma vediamo come va. Intanto ringrazio i miei 4 (manzonianamente parlando, Amazon ti vieta di essere più esplicita) lettori e inizio a dibattermi con il problema “Promozione”. Drago pluricefalo piuttosto inquietante. Da un lato ti dici se non parlo del mio ebukkino nessuno può sapere che c’è. Dall’altra se asfissio amici e conoscenti, ammettiamolo non è una bella cosa. Poi io sono timida di mio. Figurarsi. Chissà come sarà fare promozione in un paese estero dove proprio non hai punti di riferimento. Beh, vedremo. In inglese vedrò di tradurli io, anche se mi rendo conto che non sto proprio rimanendo fedele al testo. Sto in pratica scrivedo altri racconti. Chi me lo vieta? Vi faccio un esempio. “Ehi amico” della versione italiana, diventa prepotentemente “Hey man“. Chi me lo impedisce? Me lo potrebbe impedire l’autore. Ma l’autore sono io. Cioè tanto per dire un traduttore, se è un buon traduttore, magari riesce a rendere i testi anche più belli degli originali. Concetto affascinante, ammettiamolo. E adesso torniamo a lavorare. A presto. :: Shan

Le recensioni sono importanti

Scrivere-un-libro

Lo credo fermamente o non le scriverei. Non come mero veicolo promozionale, ma soprattutto pensando a quelle dei letttori, come forma di comunicazione privilegiata tra gli autori e il prorio pubblico. Agli scrittori fa piacere ricevere recensioni, anche se dovessero essere negative. Non solo per vanità. Certo le recensioni negative sono fonte di ansia e preoccupazione, ma a volte sono bellissime, appassionate, non una serie di insulti senza grazia. La storia della letteratura è piena di stroncature illustri, scrittori che hanno stroncato in punta di penna altri scrittori. Un piacere dell’intelligenza leggerle. Certo se non sono scritte per meschini motivi o vendette personali. Ma anche in quei casi dice più una recensione del recensore che del libro letto. Ed è bello dar la possibilità al lettore di dire la propria. Non tutti sanno scriverle, ma non ci vogliono tanti strumenti tecnici per dire che un libro è bello, ci ha fatto emozionare, pensare, ci ha divertito. Quelli che dicono che le recensioni non sono importanti semplicemente si sbagliano. Forse perchè non vedono un riscontro monetario immediato. Ma le recensioni sono una ricompensa. Un di più che generosamente il lettore di offre oltre il prezzo del libro. Una parte di sè, forse ancora più preziosa dei soldi. Sicuramente più intima. Invito quindi tutti a scrivere recensioni dei miei libri dicendo in tutta sincerità cosa pensano. Ho le spalle larghe e soprattutto un senso preciso dei miei limiti. Non sono permalosa, non sicuramente in questo caso, per i motivi sopra esposti. Non sono vendicativa. Non cambierò un giudizio positivo su una persona solo perchè non ama i miei racconti. Ci mancherebbe. Ho ricevuto le critiche più feroci da gente che mi voleva veramente bene. Quindi. Resto in attesa.

Chissà in giapponese come sarebbero?

autunno_1Comporterà molto lavoro, e spero di avere il tempo, ma si mi piacerebbe tradurre i miei racconti in varie lingue. Così mi sono iscritta su Bebelcube, per vedere come funziona. Lingue come il francese, l’inglese, il tedesco e lo spagnolo diciamo sono abbordabili, saprei già a chi rivolgermi, alcune traduzioni potrei cercare di farle io, ma pensiamo al russo, o che so al giapponese. E proprio al giapponese ho pensato. Sì, penso che ai giaponesi i miei racconti possano piacere, e sono certa che apprezzeranno che siano tradotti nella loro lingua. E’ una sfida, ma perchè non provare? Così ho proposto il mio piccolo ebook a un traduttore, per la precisione a una traduttrice giapponese che vive in Italia. Non so ancora se accetterà, ma comunque valeva la pena provare. Uno dei miei sogni è visitare il Giappone, chissà magari in futuro lo realizzo. Sto imparando in questi giorni che le cose che credevo impossibili, non lo sono così tanto. Basta un pizzico di (come dicevano i nostri nonni?) intraprendenza. E aprendo una porta non sai mai cosa trovi dietro. Sì sembra una banalità detta così, ma se ci pensate il concetto è affascinante. Cercherò di non essere disfattista e negativa come al mio solito, e cercherò di conservare un po’ di entusiasmo, cosa forse più difficile. Partecipai qualche anno fa a un’ iniziativa “Autori per il Giappone”, donando un mio racconto, (se lo volete leggere è ancora online, Watakushi), si trattava di autare la popolazione dopo il Terremoto e maremoto del Tōhoku del 2011, con donazioni a Save the Children, per cui la prima lingua che vedrà i miei racconti tradotti è giusto che sia il giapponese. Vi terrò comunque aggiornati, se avrete la pazienza di seguirmi e spero passeremo del tempo felice insieme. Shan::

I racconti di Shanmei #Vol1

copertina Shanmei

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Ho scelto l’autopubblicazione. Non perchè sia stata rifiutata dagli editori tradizionali, ho pubblicato anche con loro, più che altro per curiosità. In realtà questi racconti non li ho mai mandati a nessuno. Qualcosa mi hanno rifiutatto sì, è fisiologico. Hanno rifiutato il mio romanzo hardboiled anni ’50. In due. Non l’ho più mandato ad altri.

Non sto prendendo troppo sul serio questa cosa. Forse è un errore, ma non ho troppe aspettative. In questo ebook ci sono sei racconti, definibili come flash fiction. A 0,99 Euro. Se non dovessero piacere si perderebbe poco. Si rinuncerebbe a un caffè, anche se nel mio bar un caffè costa un po’ di più.

E’ un rischio? Forse. Rischio che qualcuno li trovi pessimi, banali, scontati. Non sono Carver, nè mi credo tale. Sarei delusa, ma non più di tanto. Ai miei amici piacevano, ma si sa gli amici non sono obiettivi. O forse a volte lo sono troppo.

Li ho fatti editare. Mi hanno aiutato con la copertina e nel fare materialmente l’ebook. Un’ amica leggerà un racconto e ne farà un video. Senza il loro aiuto questo ebook senza pretese non sarebbe on line.

E’ difficile farsi leggere. Per nulla scontato. Per cui già da ora ringrazio i miei lettori. Anche quelli a cui non piacerà.

Sono sei racconti dicevo: Mastro Lindo, Tequila Sunrise, Yasuf  e l’ottava meraviglia, L’incontro, Le splendide rose di zia Meg, e A sud di Cimarron. Del primo ricordo il giorno in cui mi è venuta l’idea. Passeggiavo lungo la ferrovia all’altezza del ponte che porta al Lingotto, a Torino. Ho guardato il cielo e ho visto una nuvola. Era sera, il sole stava tramontando e mi è venuta l’idea di un gigantesco Mastro Lindo. Poi la storia si è composta di personaggi, con una morale. Con un amico pubblicitario scherzavamo che sarebbe stato un bel soggetto per una pubblicità. Non l’avrebbero mai accettato. Però abbiamo riso molto. Tequila Sunrise nacque in inverno. Meditavo di lasciare tutto e partire. Il protagonista del racconto l’ha fatto al posto mio. Yasuf e l’ottava meraviglia nacque da un articolo di giornale. L’incontro da una discussione con un amico su Million Dollar Baby. Le splendide rose di zia Meg dall’apparecchio Amplifon di mia nonna. E infine A sud di Cimarron è un omaggio a uno scrittore che ammiro molto.

Ah, li trovate su Amazon. Buona lettura.