Shanmei

Gialli coloniali, nella Cina misteriosa di inizio ‘900

1cvMesso momentaneamente da parte Le paludi di Baton Ruoge, in attesa di decidere cosa farne, mi sono incamminata in una nuova avventura, questa volta una serie di racconti, ambientati in Cina all’inizio del 1900. Niente derive fantasy, spettri, cavalli parlanti, maghi e divinità, (anche se conoscendomi è pure possibile che qualche accentricità ci sarà). Saranno più che altro gialli coloniali, una serie di indagini di un miliatare in stanza in Cina che nel tempo libero indaga su furti, crimini e delitti. Naturalmente sono storie di fantasia, che si poggiano comunque su alcuni fatti storici (considerate che le cose più assurde e incredibili, sono vere!) ispirate alla vita del mio bisnonno che fu davvero un militare in stanza in Cina tra il 1900 e il 1905. Ma non sono storie biografiche o autobiografiche, molto insomma nasce dalla mia fantasia, ci tengo a ribadirlo. Questo che presto uscirà è un breve racconto, senza pretese, giusto per vedere come sarà accolto dai lettori.  Se dovesse piacere, potrei dedicarmi ad approfondire le mie ricerche, a scartabellare quello che resta del suo epistolario, sempre per creare storie di pura fiction. I nomi sono cambiati, i fatti trasportati a mio piacimento perché non siano riconoscibili, alcune cose sono vere, ma giusto io lo saprò.  Insomma mi prendo tutti i diritti del narratore di raccontare le storie che la creatività mi ispira. Su un nocciolo di verità storica comunque presente. Ma non sono testi storici, non basatevi su di essi come fonti etc… Io mi sto divertendo, spero altrettanto farete voi a leggerli. Il mio bisnonno era di per sé una persona eccezionale, non ho avuto la fortuna di conoscerlo, morì negli anni ’50, ma dai molti racconti che ho ascoltato, mi sono fatta un’ idea abbastanza precisa su come poteva essere. Dunque che dire ancora, fuoco alle polveri.

Forse ci siamo!

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Dunque la prima stesura de Le paludi di Baton Rouge è pronta. Ho ricostruito il finale arrampicandomi un po’ sui vetri, ma il colpo di scena più importante grazie a Dio l’avevo scritto. E’ ancora da rivedere, molte cose sono da controllare, per ora è in leuttura dai miei fidati beta lettori. C’è ancora molto da lavorare, beh molto, un po’, presto lo metterò in prevendità, cercherò di darlo in pasto a Amazon e ai lettori appensa sono abbastanza convinta. Perché dovreste leggerlo? Perchè narra una storia abbastanza solida, è ambientato nella Louisiana degli anni ’60, ha per protagonista una donna poliziotto afroamericana,  insomma è una storia che piacerebbe a Trump. Comq non sta all’oste di dire che il vino è buono, per cui vediamo. E’ un noir un po’ forte, mi segnalano che è meglio definirlo novella che romanzo, è di 40 pagine, 23 mila parole. Comq nasce come un romanzo, o meglio un’ indagine poliziesca. Ci sono gli alligatori, le paludi, gli scontri interraziali, una protagonsita cazzuta, e un po’ di erotismo, giusto poco, nienete che possa sconvolgere i puristi del noir. Comunque avevo fatto un contest per scegliere la copertina, e dunque mi tocca prubblicarlo, c’era pure un vincitore che pazientemente l’aspetta. Che altro, appena sarà in prevendita vi avviso. Dal basso impero è tutto, a presto!

Facebook, promozione, e consigli vari

dfFatto l’ebook bisogna venderlo, e qui entra in gioco la promozione. Tasto dolente di ogni autore indie che non ostante l’entusiasmo, non sa mai bene come iniziare. Un concetto è chiaro: per poterlo comprare un ebook i lettori hanno bisogno di sapere che esiste. Qui non ci piove, è tanto banale questa affermazione, quanto fondamentale. La promozione è il primo mattoncino su cui un autore indie basa la sua carriera, sempre che voglia far diventare la sua passione per la scrittura un lavoro. Ciò di cui parlo comunque è esperienza vera, non si basa su teorie più o meno campate, ma su fatti, fatti che mi stanno accadendo in questi mesi. Prima regola evitare lo spam indiscriminato. E’ inutile, controproducente e vi rende odiosi. Anche se il libro che così cercate di porre all’attenzione è oggettivamente bello, curato, magari scritto per una buona causa. E poi: aprire un blog. Sì, è una buona idea, richiede tempo e impegno, ma credo che un legame straetto con il lettore passi ancora per questo strumento di comunicazione, che sebbene viva tempi difficili, (il calo dei lettori signora mia è una realtà molto diffusa) è ancora a mio avviso una delle più belle forme di condivisione che Internet ci offre. Dopo di che attivare una newsletter. Tasto per me dolente, io non l’ho fatto, so che si deve fare, anzi è indispensabile, ma per ora non so darvi dati certi in merito. E passiamo ai social, Facebook, Twitter, e compagnia cantando. Io ho una pagina autore su Facebook, che si presta a diventare davvero una potente vetrina per i miei scritti. Ma non è tutto oro quello che luccica. Insomma da pochi giorni ho iniziato a fare sponsorizzazioni su FB, niente di che, pochi euro, per promuovere il mio ultimo ebook. Ho settato per l’Italia, età 18 -65, sesso sia uomini che donne, interesse per i libri, e… niente mi sono arrivati circa 300 mi piace alla mia pagina da gente sparsa per il mondo, di tutte le nazionalità. Credo ci siano ancora cosette da calibarare nel settaggio FB. Un po’ avrò raccolto di certo spammer internazionali (per lo più indiani e pakistani), ma la cosa certa è che non è gente interessata alle mie storie, e questo naturalmente mi dispiace. Un’ altra strada da percorrere e contattare i blog chiedendo recensioni o anche solo segnalazioni. Oltre ai blogger non sarebbe male contattare anche i top recensori Amazon. Non tutti sono interessati agli ebook di uno sconosciuto, ma qualcuno si trova, e il loro giudizio e la loro recensione armata di stelline è preziosa. Lo so ci vuole coraggio, c’è il rischio di ottenere stroncature feroci da gente che magari non legge fantasy o il genere che voi scrivete, ma il rischio vale la candela insomma. Poi ci sono le recensioni e le segnalazioni spontanee, cercatele e raccoglietele come faccio io in una sezione dedicata alla Rassegna stampa. Bene per oggi è tutto, la strada è ancora lunga, ripida e non priva di ostacoli. Torno a scrivere, che per uno scrittore è sicuramente la cosa più importante.

Le Diecimila Lame della Vendetta

lame-vendettaCe l’ho fatta, per febbraio, come avevo promesso. E’ online il mio nuovo racconto Le Diecimila Lame della Vendetta, una storia di coraggio, lealtà e amicizia, alla corte di Kangxi. Qualche connotazione fantasy, (c’è un cavallo parlante, giuro) ma di per sè più azione e avventura. Con un eroina femminile come protagonista. Non trovate strepitosa la copertina? Molto vintage, stile anni 60. Che dire, spero vi piaccia, ora sto lavorando al quarto racconto, una storia un po’ più recente, ambientata a Honk Kong a metà ottocento circa. Una storia di pirati, contrabbando d’oppio, duelli, intrighi, vedrò che connotazioni fantasy darle, ma insomma spero di divertirmi a scriverla, come voi poi vi divertirete a leggerla. Per ora sono ancora nella fase documentazione, vi saprò dire qualche informazione in più più avanti. Anche questa nuova storia spero di farla uscire per marzo, che tra l’altro è il mese del mio compleanno. Quindi ora aspetto notizie da voi lettori se vi è piaciuto questo. Mi raccomando commentatemi anche su Amazon. Le vostre recensioni sono importanti.

Dai, mi aiutate?

Innanzitutto sono in terribile ritardo, lo so mi ero data una specie di tabella di marcia (un racconto al mese) e avevo già annunciato il prossimo racconto Le diecimila lame della vendetta. E‘ pronto, l’ho finito, ci ho un po’ combattuto ma presto sarà disponibile su Amazon. Ora sono al lavoro sul prossimo e mi sewrverebbe un vostro piccolo aiuto: mi aiutereste a scegliere il titolo? Nel sondaggio le varie opzioni. che vinca il migliore.

Alla corte di Kangxi

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La prossima storia, che sto scrivendo in questi giorni è ambientata tra la Cina Meridionale e Pechino durante il regno di questo imperatore che vedete in foto. Si chiamava Xuan Ye, e salì al trono con il nome di Kangxi ( Pechino, 4 maggio 1654 – Pechino, 20 dicembre 1722). Fu il più grande e potente imperatore della dinastia mancese Qing, e durante il suo regno ci furono accanite lotte di successione. L’ambiente perfetto per creare un clima di intrighi e di vendette. Protagonista della mia nuova storia è un’ eroina (si può dire femminista?) che attraversa la Cina per cercare coloro che fecero cadere in disgrazia suo padre e con lui tutta la sua famiglia. Dovrà scegliere tra la vendetta e la giustizia, e naturalmente si innamorerà, perché anche le eroine femministe si innamorano. La storia si intitolerà Le diecimila lame della vendetta, e spero di farla uscire per i primi di febbraio. Ancora buio assoluto per la copertina, ma sono certa che sarà strepitosa. Detto questo, torno a scrivere che è meglio!

Gli Otto Sigilli della Fenice di Fuoco

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Come promesso oggi è uscita la mia nuova storia: Gli Otto Sigilli della Fenice di Fuoco. Di esperimento in esperimento questa è una storia meno fantasy, in cui c’è più azione. Siamo in Cina intorno alla fine del 1200, la dinastia Song è agli sgoccioli, i Mongoli sono dappertutto e presto arriveranno nella capitala Lian’an, l’odierna Hangzhou. Protagonista è un militare, il nobile Zhao Xianlong e un manipolo di eroi che faranno di tutto per salvare l’imperatore e la sua famiglia. Una storia classica di coraggio, abnegazione, attenzione agli ideali confuciani. Ho introdotto qualche scena di lotta, congiure, agguati, e un personaggio storico, che nel mio racconto è diventato il villain della situazione. I Mongoli ci sono, ma in realtà più se ne parla di quanto davvero appaiano, ma non è detto che non scriverò una storia tutta dedicata a loro. Il periodo è interessante, ricco di spunti, come la caduta della dinastia Ming e l’arrivo dei Manchu. Ho cercato di usare anche un linguaggio alto, poetico, spero di esserci riuscita. Dunque che dire, buona lettura, aspetto le vostre recensioni!

:: Arrivano i Mongoli!

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La prossima storia ci porterà nella Cina meridionale verso la fine del 1200. L’impero Song meridionale è circondato, e i Mongoli puntano verso Lian’ an, la capitale, odierna Hangzhow. Vediamo le interessanti letture che si possono fare per approfondire il periodo. Innanzitutto un classico irrinunciabile, La vita quotidiana alla vigilia dell’ invasione mongola di Jacques Gernet, denso di notizie e informazioni, e scritto in maniera piana e discorsiva, affatto noiosa. Per quanto riguarda le tecniche di guerra, gli armamenti, le divise militari non c’è molto su cui studiare. Consiglio però senz’altro Il tao della guerra – La sapienza cinese e l’arte del comando, meno piacevole da leggere del precedente ma non privo di piccoli tesori.  Il mio racconto comunque resta un wuxia, lo sfondo storico è rispettato, ma narra avveninementi fantastici, sebbene in questo racconto l’aspetto fantasy e decisamente più sfumato de Il Fermaglio di Giada. E’ anche più lungo, più di 8000 parole e rispetta lo schema dell’eroe che is oppone al cattivo di turno. Vi anticipo il titolo: Gli Otto Sigilli della Fenice di Fuoco, abbastanza misterioso e esotico, non trovate? Comunque ha una sua ragione e un suo senso, che scoprirete durante la lettura. La mia storia si basa su un eroe destinao alla sconfitta, insomma ce la mette tutta ma i Song saranno travolti dai Mongoli, dunque ho cercato di inserire la sua storia sullo sfondo generale. La morale del racconto dovrebbe essere che nonostante la sconfitta se si combatte lealmente si può essere in pace e conservare l’aura dell’eroe. C’è anche una storia d’amore, ma sfumata, e molto casta, il massimo che succede tra la bella e l’eroe è una bacio sulla sua mano. Non ho ancora la copertina, ma spero presto di potervela mostrare. Sempre che piaccia ai miei beta lettori. Qui dall’ Artico è tutto, a voi al linea.

Fine d’anno, tempo di bilanci

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E così il 2016 sta per finire. Annus catastroficus per divi e cantanti. Mancano ancora una manciata di ore, ma sì insomma io che scrivo e voi che leggete l’abbiamo passato più o meno indenni. E’ l’anno della Siria, di Aleppo, del fallito colpo di stato in Turchia, dell’ elezione di Trump, dei tanti attacchi terroristici in Europa. Insomma un anno complesso e difficile. Amici (veri) ci hanno lasciato, altri se ne sono aggiunti. Comunque non ostante tutto, pensando al mio piccolo orticello, per me è stato un anno abbastanza positivo. Il mio blog letterario va bene, ho pile di libri da recensire, progetti per il futuro, storie da scrivere, libri da leggere, questo è stato il mio primo anno da autopubblicata. Non un esordio col botto, il mio nome credo lo conoscano ancora in pochi, ma qualche piccola soddisfazione l’ho avuta. Innanzitutto il coraggio di iniziare, cosa non del tutto scontata. Mi hanno avvertito, se ti autopubblichi perdi credibilità come recensore, gli editori non vorranno più collaborare con te, ti emargineranno. Per te sarà la fine. Diciamo che in realtà non avevo tutto quel granché da perdere. Recensire è un hobby, non una fonte di guadagni, sì ricevo dei libri, ma se non fosse così un po’ li comprerei, un po’ mi servirei dell’efficiente biblioteca vicino a casa mia. Poi ho migliaia di libri in casa, raccolti da generazioni, sono autonoma insomma. Poi non sono un vero critico letterario, non ho studiato per quello, sono un’ autodidatta, forse anche un po’ incosciente. Non lavoro per giornali, o riviste, nessuno me l’ha mai proposto. La mia credibilità credo di averla conquistata sul campo, non penso proprio che la brucierò solo perché pubblico su Amazon qualche storia. Non compro pacchetti di recensioni a 5 stelle, non minaccio di ritorsioni inenarrabili chi non ama come scrivo e lo annuncia pubblicamente, non faccio scambio di favori, non mi ingrazio i ricchi e i potenti per avere vantaggi, pronta a pugnalarli alla schiena appena sono in crisi. Insomma cerco di comportarmi bene, perchè alla fine della fiera sarò sola con la mia coscienza e nessuno potrà aiutarmi. Scrivere mi diverte, lo amo proprio fare, e ora sembra abbia trovato anche il coraggio di mettermi in gioco, e vedere se ciò che scrivo piace davvero. In questo anno ho guadagnato una ventina di Euro, insomma più un simbolo che altro, non ci pago la bolletta della luce, del gas, del telefono, non ci faccio la spesa. Al massimo mi comprerò un libro. Comq l’inzio è difficile per tutti, speriamo che il prossimo anno sia migliore, mi porti nuovi lettori, nuove recensioni, nuove idee da mettere su carta. Cercherò di non perdere l’entusiasmo, ecco il mio impegno con voi. E quindi, con un po’ di anticipo: Buon Anno a tutti!

Il Fermaglio di Giada

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Clicca sulla cover per l’acqusito su Amazon

Eccoci online! Il mio racconto è a disposizione dei lettori. E’ un breve racconto ma ho provato a rileggerlo ad alta voce e non sembra male.  Spero piaccia anche a voi. Gli ingredienti ci sono tutti, c’è pure un piccolo colpo di scena, che spero non svelerete una volta letto. E’ un racconto magico, fantastico, forse il primo che scrivo così. Se piace il mio stile potrò valutare anche di scriverne ancora. Bene ora tocca a voi decidere se sarà un piccolo o grande successo. Io ho fatto il mio. Ringrazio gli spiriti buoni del Pantheon cinese che mi hanno ispirato. Chissà, mi piacerebbe farlo tradurre in cinese. Tutto dipenderà da come andranno le vendite. Intanto mi sono comprata Strange Stories from a Chinese Studio, di Pu Songling, sempre meglio imparare dai maestri. Sono un po’ emozionata, ma spero non si veda troppo. Buona lettura!

Habemus copertinam!

fermaglioSiete un po’ curiosi? Ho finalmente la copertina per il racconto wuxia, con tutti i distinguo del caso. Mi hanno detto che come genere somiglia più ai Strange Stories from a Chinese Studio, di Pu Songling, cosa che di per sé alle mie orecchie suona come un grandissimo complimento. Certo chi l’ha detto è stato forse eccessivamente generoso, ma sicuramente non paragonava il mio racconto a quell’opera in ordine di bellezza, ma perchè faccio un uso spropositato del soprannaturale. Il mio racconto si intitola Il Fermaglio di Giada, capirete leggendolo l’importanza di questo oggetto e cosa nasconde. Devo ancora farci alcuni ritocchi, poi lo pubblico e sarà il vostro turno. Mi direte se vi piace o no. Se vale la pena che mi impegni per opere future o se sono proprio negata, ed è meglio che torni al noir. Basta ciance, ecco la copertina[1]!

[1] La copertina non è mia, il debito di riconoscenza che ho con chi l’ ha creata non si esaurisce a parole.

Wuxia, principesse, maghi e la rivolta dei Yihequan

unobisMentre l’uscita di Le paludi di Baton Rouge si posticipa a data da destinarsi, mi è venuta la folle idea (sono una fucina di idee) di scrivere un wuxia. Chi ama l’Oriente certo conosce questo termine, per gli altri rimando alla voce wikipedia. Detto in breve è una storia avventurosa di ambientazione cinese, che non disdegna derive fantasy ( e ho scoperto ci sono due termini cinesi per definirle: Xianxia e Xuanhuan). Per cui magia, incantesimi, maghi spiriti, fantasmi, chi più ne ha ne metta, possono essere personaggi e punti cardine della storia. Io ho scelto un periodo storico relativamente recente (recentissimo se consideriamo la millenaria storia cinese) l’inizio del XX secolo, anzi proprio il 1900 per essere precisi, l’estate del 1900. E’ un racconto breve, 20,000 battute ma tutt’altro che facile da scrivere. Un po’ perché ci si confronta con un genere nobile e anche se è un po’ trascurato, almeno in Italia, ricco di possibilità. Poi non sono cinese, e questo già da solo può incidere. Ma il periodo della rivolta dei Boxers, è il periodo storico cinese che conosco meglio, per cui mi sono buttata. Naturalmente questa è una storia di fantasia. I personaggi storici che vi partecipano, sono fittizi e funzionali alla storia, che contiene un piccolo colpo di scena, che di certo non anticipo, fossi matta. Il racconto è pronto, solo da rivedere, fare la copertina, poi lo metto online, curiosa di vedere che accoglienza riceve. Non lo credevo ma in pratica la storia si è scritta da sé, dovrò rivedere Le implacabili lame di Rondine d’oro, questo sì, mi serve nuova ispirazione, ma magari diventa un filone prolifico, chi può dirlo. Che Pi Yao mi porti bene.

Message in a bottle

messaggiobottigliaWikipedia dice:

A message in a bottle (abbreviated MIB) is a form of communication in which a message is sealed in a container and released into a medium, archetypically a bottle released into a large body of water.1

Ormai i post in questo mio blog hanno assunto la forma e la sostanza dei classici messaggi nella bottiglia, sì quelli delle vignette nella Settimana Enigmistica, quelli che sparuti naufraghi su isolotti persi nell’Oceano gettano chiusi in una bottiglia, in balia delle onde. Insomma il rapporto tra causa e efeftto, sifa dilatato e soprattutto misterioso. Ma è divertente metterli in acqua, magari fra 20 o 40 anni, (ok ne avrò 90, ma non stiamo a sottilizzare) mi porteranno buffe risposte, sempre che WordPress resista e conservi questo blog. Dunque vediamo, sebbene ami scrivere, mi manca disciplina, e per uno scrittore è un peccato imperdonabile. Bisogna scrivere scalette e rispettarle. E scrivere, scrivere, scrivere. Attualmente ho due idee che mi frullano per la testa. Dedicarmi alla saggistica, e riprendere le fila di un monumentale saggio, (che sì ho intenzione, follia!, di autopubblicare) dal titolo quanto meno barboso: La condizione della donna nella Cina dei Qing, e poi qualcosa di diametralmente opposto. Crearmi due pseudonimi, uno per i romanzi storici che ho scritto e scriverò, e uno per i noir, thriller, polizieschi. Con Shanmei resterò fedele solo alla narrativa breve, che tra l’altro adoro. Dunque rendo edotto te che tra 20 anni aprirai questo messaggio nella bottiglia, dei miei programmi. E’ possibilissimo che tra vent’anni non ci sarò manco più, o prenderò il sole su un’ isola tropicale, chi può dirlo, ma è un primo passo sulla via della pianificazione. Qui dall’Antartico è tutto, a voi la linea.

La storia continua

20161123_173500Dunque brutte notizie, i tempi si dilatano ulteriormente. Lo vedete sto misterioso aggeggio in foto, bene mi è arrivato oggi e mi ha permesso di controllare tutti i miei dischetti. Beh, niente da fare la versione completa del mio romanzo non ci sta. Scritto, l’ho scritto, ma parte dei capitoli finali sono andati perduti. Sono insomma da riscrivere con tutte le difficoltà riportate nel post precendente. Nun me ricordo chi è l’assassino. Mi tocca iniziare tutto da capo. Riscrivere la parte finale, inventarmi una storia interrotta nel 2002. Cosa che odio. Anzi aborro. Quando passano anni e l’onda creativa si congela è un serio casino riprendere le fila di una storia, senza creare un gap pauroso. Ho cambiato stile di scrittura, non sono più quella di allora, ma tocca rimboccarsi le maniche. Darsi da fare. Bene, non c’è altro. Ma una spiegazione dle ritardo la meritavate. Qui dall’Antartico è tutto, a voi la linea.

Dunque, vi racconto una storia

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Non torno sul blog da luglio. Avevo fatto un bellissimo contest per scegliere la copertina del primo romanzo che avrei pubblicato su Amazon, e poi sono sparita. Lo so non si fa, è da maleducati. Ma la mia intera carriera di scrittrice è piuttosto tormentata. Amo scrivere, questo sì, e chi è contagiato da questa droga può capirmi. Ma poi sapete ci sono altri impegni, altre priorità. Qualche settimana fa mi sono decisa. Rivedo il file, gli faccio fare qualche giro di bozze e poi pubblico. E intanto, a caccia di refusi, rileggo il romanzo, come un lettore qualsiasi, non ricordandomi un’ accipicchia di dove la storia andava a parare. E beh? Nel file che ho manca la parte centrale del finale. La storia giace sospesa sul precipizio. E non ricordo niente, quello è il tragico, non ricordo come i fili si sarebbero congiunti, come gli interrogativi si sarebbero svelati. Avrò salvato il file completo? Credo di sì, ma su accidenti di dischetti. E da quando ho comprato il computer nuovo, non c’è più il lettore di dischetti. Morale: corri su Amazon, compra il drive esterno per lettura floppy, e incorciamo le dita. Immaginatevi tutto sto casino, e il file completo non l’ho salvato? Prego Dio che non sia così. Mi toccherebbere riscrivere la parte finale tutta da capo, e ormai la storia è una storia del passato, chiusa in un altrove non ben definito. Ma si può essere così citrulli? A voi è mai successo? Spero proprio di no. Comq vi terrò aggiornati. Qui dall’Antartico è tutto, a voi la linea.

:: Il brivido dei resi

formina-per-uovo-teschioCome ogni autore self che si rispetti ho vissuto il brivido dei resi, e in effetti non è piacevole. Non che a un lettore non possa piacere ciò che scrivi, ma che arrivi a farsi risarcire cifre così irrisorie è perlomeno singolare. Infatti io vorrei vedere la faccia di uno che si fa restituire 99 cent. No, sul serio. Cioè ha letto l’ebook, non gli è piaciuto e invece di scrivere un’ onesta stroncatura al calor bianco, che fa? Si dice non lascerò scialacquare a questo autore della pauta ben 0.99 cent, beh in questo caso in dollari americani devo vedere il cambio, perché il mio primo reso arriva da Amazon.com. O c’è un errore, credevo fosse in inglese, (anche se è evidente che c’è scritto edizione italiana). Dopo essere stata piratata, (manco fossi Connelly) era giusto che provassi anche il brivido dei resi. Sono un po’ tappe obbligate, ci passano tutti gli incoscienti che si autopubblicano su Amazon. L’effetto sì un po’ è destabilizzante, si teme l’effetto a cascata, che tutti i tuoi lettori si facciano risarcire e magari ti chiedano le scuse. Scritte. Dai ammettetelo sarebbe il prossimo passo. Dai ammettete anche che è divertente. Se non dipendesse il pagamento delle tue bollette sarebbe davvero divertente. Per ora non vivo ancora delle vendite dei miei ebook, mi ci pago forse un cappuccino e una brioche, al massimo una pizza, se riunisco tutti i cent dei vari mesi, per cui riesco ancora a guardare la cosa dal suo lato bizzarro. Comunque è un’ opzione di Amazon, infondo una tutela per il consumatore, se non fosse usata anche dai solerti pirati, che come è giusto non vogliono lasciare alla vittima nei loro loschi intrighi ben 0, 99 cent. A questo punto chi difende l’autore? Nessuno è logico. Bisogna affidarsi all’onestà dei lettori. E ha anche il suo fascino. Spero che i miei lettori siano tutte persone fantastiche, spero di meritarmi i migliori lettori in circolazione. E’ un patto di fiducia infondo. Ma tornado ai resi, dato che sono curiosa, mi piacerebbe che pur permettendo questa clausola, Amazon chiedesse il motivo e lo comunicasse all’autore. Ah, aspettate dato che sono un consumatore anche io, vado a farmi risarcire la macchina da caffè tempestata di diamanti che ho comprato, l’uso non mi soddisfa affatto. Alla prossima.

La cover vincitrice

Ecco la cover vincitrice:

vince

Con 17 voti su 32

ContestIl vincitore è: Michele Di Marco

Grazie a tutti!

Cover contest – Le paludi di Baton Rouge

Vi avevo anticipato che la cover del mio primo romanzo che autopubblicherò su Amazon l’avrebbe fatta il grande Luca Morandi. Beh è vero, non bluffavo. Il punto è che quando si ideano cover professionali si fanno delle prove e si fa scegliere quella definitiva all’autore o chi per lui prende queste decisioni. In pratica ne ha ideate tre, una più bella dell’altra e io ho pensato perchè non fare scegliere la cover ai miei lettori? E così questo contest. Sono tutte belle, non vi dico quale è la mia preferita, voglio sapere quale è la vostra. Dunque votate!

Nota: Tra chi commenta questo post (dopo aver votato) verrà estratta una copia omaggio del romanzo.

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I racconti di Shanmei #Vol4

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Clicca sulla copertina per l’acqusito su Amazon

Eccoci online! Questa volta Amazon è stato velocissimo. Watakushi è un racconto ambientato in Giappone, a Kyoto, e sebbene io in Giappone non si sia mai stata, gente che ci ha vissuto mi ha detto che si respira l’atmosfera autentica di Kyoto. Il secondo racconto La pupa del boss, è ambientato ad Acapulco, e nasconde un piccolo colpo di scena. Niente neve tra le palme è forse il racconto più noir con protagonista un killer a pagamento. Atmosfera crepuscolare, insomma particolare. Insalutato ospite nasconde tanti inside joke che capiranno solo alcuni amici.  E infine Contaminazioni è un racconto di fantascienza già uscito in antologia. L’ho un po’ riveduto, poca roba davvero. Un cyborg filosofo mi sembrava un’ idea carina. Il mio sporco lavoro l’ho fatto, ora tocca a voi. Leggete e commentate mi raccomando, i vostri commenti finiranno tutti nella mia rassegna stampa. Buon divertimento!

Le paludi di Baton Rouge

paludiPiù che le scarse vendite, è la questione  pirateria a farti dubitare se continuare o meno.  Perchè mettere in rete tuoi lavori, che a te sono costati fatica, per vederteli portati via, così, in questo modo? L’unica soluzione è costituirti una base di lettori onesti, che ti seguono e ti supportano. Gli altri… vanno informati, gli si deve illustare i rischi e le coneseguenze dell’uso di questi siti truffi, il rischio a cui si espongono. Io continuo per la mia strada, dopo tutto chi è causa del suo male… con quanto segue. Continuerò a pubblicare i miei scritti, innanzitutto perché mi diverto, poi perché è il mio lavoro, forse l’unica cosa che bene o male so fare. Oltre che racconti ho scritto anche storie più lunghe, questa, Le paludi di Baton Rouge, la si può definire un romanzo breve, inseribile nel genere Southern Gothic, per quanto vintage. E’ ambientato negli anni ’60. E’ una detective story, una storia insomma di indagini, poliziotti, con protagonsita una poliziotta nera, voce narrante del romanzo. Rileggendola dopo anni fa un certo effetto. L’ebook sarà fornito di una copertina professionale, che non ho ancora visto, ma sarete i primi a vederla quando Luca Morandi l’avrà ideata. Insomma non so i tempi, ma presto dovrebbe uscire. Buona lettura.

Quindi non frignare tanto, sei famoso

mira73Sembra che un destino comune attenda al varco i titoli che si affacciano anche timidamente, forse per poche ore, nella classifica Amazon dei libri più venduti: vengono piratati. Inesorabilmente piratati, se sono ebook, anche se vengono venduti a pochi centesimi di Euro.
Dicono sia un segno del successo. Quindi non frignare tanto, sei famoso. Va beh famoso, qualcuno reputa la tua opera degna di comparire su siti truffa, chiamatela fortuna! Dunque ai Racconti di Shanmei è successo, sono stati piratati e compaiono su sti siti. Ho scritto I racconti di Shanmei nella mia bella schermata di Google e tac mi sono apparsi in bell’ ordine. Che sia chiaro io non l’ho autorizzato. L’unico a cui ho dato mandato di vendere i miei ebook è Amazon.
Cosa fare se sei un autore a cui hanno piratato titoli? L’unica strada è scrivere a questi signori e diffidarli, chiedergli insomma che tolgano il tuo titolo dai loro siti. Loro lo fanno, un mese dopo qualche solerte agente del male se ne procura uno e lo ricarica al suo posto, su sti siti. Una battaglia persa, una guerra inutile, svuotere il mare con un secchiello.
Ma forse non tutti sanno come funzionano questi siti. Se il misero e onesto autore si accontenta di 99 cent o 1, 50 E, come nel mio caso, loro (i siti truffa) ti chiedono l’iscrizione, l’indirizzo e la carta di credito. Direte voi, chi ci casca? Qualcuno c’è se no non continuerebbero come compatte falangi del Male.
Ma torniamo all’uso che ne farebbero del vostro indirizzo e della vostra carta di credito. Un brutto uso, statene certi. Si chiama physhing, roba da denunciare alla polizia postale, per dire.
Di solito chi compie queste azioni, caricando ebook su un sito pirata, lo fa allo scopo di ottenere dei punti nella propria comunità – non conta che libro venga piratato, l’importante è che i libri vengano caricati – più libri carichi, più ne puoi scaricare.
Di questo sito non sono andata fino in fondo, non ho fornito indirizzo, carta etc…, per cui non so se il mio libro è disponibile da loro fisicamente, o è solo una bufala, anzi una truffa che usa la copertina del mio ebook per estorecere dati sensibili. Ciò non toglie, che usano me e il mio lavoro per fare qualcosa di illecito e non mi sta bene. Non è giusto.
I miei racconti sono stati per anni disponibili gratuitamente per i miei lettori. Appartengo, nel fondo del mio cuoricino di avida capitalista, a chi crede che la conoscenza debba essere libera e gratuita, specie su Internet. Ma in forma pulita, non come specchietto delle allodole per nascondere una truffa.
Se potessi permettermelo sarei la prima a lasciarli gratuiti. Ma così non è, devo lavorare e sta di fatto che scrivere stia diventando il mio lavoro. Gente così mi danneggia. Non sta prendendo briciole che cadono dalla lauta tavola dei miei incassi principeschi, agendo così si sta portando via tutti i miei incassi.
Chi scarica gratuitamente, su siti pirata i tuoi ebook, tanto non li comprerebbe mai. Va bene, lo accetto. Ma perché darmi i miei 99 cent se è possibile scaricarli gratis, su siti truffa pubblici, o su forum privati? Perché esistono uomini e omuncoli, gente onesta e gente che onesta non lo è. Ma poi alla fine ognuno è solo con la propria coscienza. E questa è l’unica verità che conta.

I racconti di Shanmei #Vol4

13563538_10208010981207383_344260088_nSto lavorando al 4° volume. La raccolta uscirà ad agosto, forse prima se tutto va come deve. I racconti scelti sono:

Volume IV

Watakuschi
La pupa del boss
Niente neve tra le palme
Insalutato ospite
Contaminazioni

Scelta anche la copertina, (foto qui a fianco) con scritta questa volta rossa. Che ne dite?

Ma, le vendite non stanno andando proprio benissimo, anzi i lettori sono proprio pochi, ma infondo è una mia scelta, li lascio camminare con le loro gambe, senza fargli troppa promozione, almeno per ora. Infondo è una sorta di esperimento. Si gioca, e nessuno perde niente. Comunque se vi capita di leggerli, mi raccomando recensiteli, questo sì mi renderebbe felice.  Hasta más tarde!

 

I racconti di Shanmei #Vol3

13530779_10207999180912383_523509394_nDunque ci siamo, siamo online. Ho cambiato racconti, ho scelto: La ragnatela, Aspirapolvere Hoover, Singapore, Progressivo, Blank!!! Asimov docet, Vecchi tempi, Golden days. Spero vi piacciano. Sono moderatamente soddisfatta. Non riesco a fare il maledetto sommario, ma ci riuscirò vedrete.
In appendice ho messo il piano dell’opera, fa molto autore davvero. Che dire, la copertina mi piace molto, ed essendoci un racconto dedicato a Asimov, è proprio adatta. Vediamo, e intanto mi metto a lavorare per tempo al 4 volume. Che spero di far uscire per agosto. Nei miei incubi c’è sempre un omino che salta fuori e dice: i tuoi racconti fanno proprio schifo. Ma tant’è, per ora non è ancora successo, e io continuo. Alla prossima e mi raccomando lasciate commenti, piccole recensioni, fatemi capire in che direzione sto andando.

Ancora un po’ di pazienza

13530779_10207999180912383_523509394_nAvevate perso ogni speranza, dite la verità? E invece ecco in anteprima la nuova copertina del terzo volume. Carina vero? Non l’ho fatta io quindi lo posso dire. Ora quello che manca è l’ebook. Pasticcerò un po’ per caricarlo, ma appena pronto via nella pazza folla. Ringrazio i miei primi lettori per la pazienza, e per il fatto che passino su al fatto che la forma non sia perfetta. Mi segnalano dei refusi, che saranno corretti. Anche i sommari non so ancora farli alla perfezione. Ma sto studiando. Migliorerò promesso. Lavorerò sodo, non rasenterò la perfezione (almeno formale), ma ci proverò. I primi guadagni mi serviranno per le cover, per le correzioni bozze, per l’editing, per dare una veste professionale alle mie creazioni artistiche. Fare tutto da soli non è possibile, e se lo si fa lo si fa male. Ma sbagliando si impara, quindi coraggio. Spero almeno che vi divertirete, io mi sto divertendo.

Work in progress #3 Vol

lavoriDopo mille tentennamenti, (sì, no, questo va meglio, diamo a ogni volume un tema, no mettiamoli in ordine cronologico, e così via dicendo), ho scelto finalmente i racconti del secondo volume: Vecchi tempi, Aspirapolvere Hoover, Golden days, Ava Diva e Watakushi. Tutti belli, per lo me a me piacciono, forse sono i miei preferiti, insomma non un riempitivo per allungare il brodo. Quelli che giudico non sufficientemente belli li metterò da parte, o ci lavorerò in seguitò o li farò sparire tra i file dimenticati. Questi sono brevi, come è nel mio stile, ma hanno una trama, se vogliamo una morale, un senso. Solo  Aspirapolvere Hoover era nato per essere un romanzo, ma poi non sono mai più riuscita a ricreare quello stile, per cui ho lasciato l’ inizio, e tagliato un racconto.  Ora sono grezzi, devo ancora limarli un po’, mettergli il vestito della festa per presentarli in società. Cercherò anche un editor che magari vede errori logici o sfarfallamenti di stile che non riesco a vedere. Buona lettura a tutti.

Habemus recensionem! #3

urlo-homerDue nuove recensioni! Mi chiedevo come farò quando saranno centinaia. Scherzo, scherzo, penso non lo saranno mai. Comq ogni commento dei lettori è prezioso, e io lo festeggio con questi post un po’ naif. Allora abbiamo un commento al secondo volume di racconti e uno al racconto Il castello di sabbia. Continuo a pensare che i miei lettori siano troppo buoni, ma è bello avere lettori così. Un giorno leggerò una recensione da una stellina da un lettore profondamente insoddisfatto, e in quel momento si parrà la mia nobilitate, ma promettò segnalerò anche quelle, nasco recensore e quindi do molto valore anche ai pareri negativi e alle stroncature. Non che le inviti o mi facciano piacere, ma sono le regole del gioco. Uno scrittore che non le accetta dovrebbe cambiare mestiere.

Otto racconti flash, si divorano in un quarto d’ora e soddisfano appieno, esattamente come nel primo volume. L’autrice scrive benissimo e in poche righe è in grado di lasciarti impresso sulla faccia un sorriso ebete, una smorfia di amarezza, un brivido lungo la schiena.

qui I Racconti di Shanmei #Vol2

Lo stile è secco e veloce, per niente pomposo, perfetto per questo numero di parole; il protagonista non è originalissimo (poliziotto vizioso dalla vita rovinata) ma in racconti del genere ci sta sempre bene. In conclusione un lavoro molto buono.

qui Il castello di sabbia

 

Gli pseudonimi sono maschere

mteatroantico3_maxGli pseudonimi sono maschere. Riflettevo su questo ieri sera viaggiando su Amazon. Molti pubblicano più che altro narrativa erotica sotto pseudonimo. Ma ci possono essere altri motivi. Volere tenere le carriere separate, per esempio. Ci sono ricercatori universitari con fior fiore di saggi all’attivo, che quando pubblicano anche solo narrativa usano uno pseudonimo. Alcuni non vogliono essere raggiunti, non vogliono nessun contatto coi lettori, vogliono tenere la vita lontana dall’ editoria e dalla letteratura. Pensiamo a Elena  Ferrante. Ma gli esempi illustri sono tanti. Penso per esempio a Salvatore Albert Lombino, nome che anche a me fino a poco tempo fa non avrebbe detto niente. E invece era Evan Hunter, e con lo pseudonimo di Ed Mcbain ha scritto opere felice che nessuno sapesse chi fosse. Una maschera dicevamo, una forma di polizza sulla propria libertà artistica e personale. Se si scrive narrativa scadente, biecamente commerciale, fatta per far cassetta, e anche i grandi l’hanno fatto, lo pseudonimo diventa una prigione. Ma lo sai chi è tal dei tali?  E quando questo piccolo segreto sfugge al controllo sono guai, vergogna e ignominia.  Alcuni sono fermamente contrari allo pseudonimo, lo vivono come una vera truffa ai danni del lettore, ancora di più quando il gioco diventa eccessivo e magari per scherzo ci si trova a recensire se stessi. Praticamente come scrivere stroncature farlocche ai libri dei concorrenti su Amazon. Sono cose che non vengono perdonate, che incidono molto negativamente sulla percezione che gli altri hanno di te. Come altri intendo i lettori. Al rispetto che hanno di te. Shanmei è il mio portafortuna. Con rapide ricerche in rete chi sono lo si scopre. Se voglio separare la mia vita da ciò che scrivo mi toccherà cercarmene degli altri. Ma anche lì un buon segugio fa infretta a sgamarti. Se appunto lo usi per loschi fini può essere triste. Meditate gente.

Oggi sono molto felice!

shanmei2Oggi sono molto felice! Ho trovato in rete un post che dice cose molto lusinghiere sul II volume dei miei racconti. Davvero una sopresa inaspettata di una lettrice (che è anche scrittrice) che ha trovato del tempo per parlare dei miei racconti in modo approfondito, con un lungo articolo. Non mi sto sbrodolando, ma non me l’aspettavo per cui sono ancora più felice. Al tempo sì su Splinder avevo molti (va facciamo alcuni) lettori, e ricevevo anche pareri lusinghieri, ma ora avendo fatto un piccolo ma deciso passo avanti, avendo provveduto a far fare un leggero editing (ho disatteso molti consigli di quel santuomo del mio editor, devo confessarlo, anche Gordon Lish avrebbe avuto vita dura con me), avendoli messi a pagamento su Amazon (certo a prezzi accessibili a tutti, ma son sempre soldi) beh pensavo che sarebbe stato se non difficile diverso. Lo confesso non ho ancora moltissimi lettori, ma spero che un giorno cresceranno, e anche i pareri critici sono i benvenuti. Se ho intrapreso questa strada devo ringraziare due insospettabili, loro davvero veri scrittori, (non come me che infondo resto e sono un umile blogger), Sergio Altieri e Gianpaolo Zarini, quest’ultimo davvero prezioso, quando Splinder chiuse lui salvò tutti i racconti lì pubblicati e me li spedì, permettendomi di conservarli. Non è necessario dire che senza di lui sarebbero andati tutti perduti. E oggi Kara Lafayette mi ha fatto davvero pensare che non è stato tutto inutile. Per nuovi aneddoti, alla prossima.

:: Partenopei si nasce, e io, fortunosamente, lo nacqui

Toto_1Mi chiamo Salvatore Gargiulo, e modestamente nel rione Sanità a Napoli sono un istituzione. Siisssignore! Svolgo un’ attività utilissima e nel mio migliore italiano posso affermare che senza di me la società perderebbe un pilastro.
Diciamolo subito sono un falsario. O ’vero! Falsifico tutto, ma proprio tutto, firme, carte di credito, libri contabili, sempre lavori d’artista. Un “bijouy”.
Beh dato che sono simpatico e sono simpatico, fidatevi, ho molti amici, sia trai seri professionisti come me che tra gente comune, scippatori, borseggiatori, mendicanti e pure qualche onesto disoccupato. Si, Salvatore Gargiulo è una gran brava persona!
Ma veniamo al dunque. Dato che parlo, e mi piace chiacchierare con la gente, capitò che narrai fatti divertenti legati alla mia professionalità e un serio scrittore, di quelli veri che vengono intervistati nei “talke et schou”   alla Ti e Vi , beh prese spunto da essi e tirò fuori un libro. Beh così feci io e non l’avessi mai fatto. Oh anima! Mi trovai immantinentemente davanti a oh giudice con l’accusa di plagio. Io , un falsario, accusato di plagio ma cose da pazzi!
Non faccio il nome del signor scrittore, per scorrettezza, e onestamente avendo letto le due parti in causa devo dire che a parte il fatto che la sua parte era scritta bene e la mia no, non ci vedevo niente di simile. Tenni per me prudentemente la valutazione e tiriamo innanzi.
Lo giudice che ci toccò in sorte a dire il vero era un u ’ poco stordito ma vuoi la soggezione con un personaggio illustre , vuoi me che sono un’ antica conoscenza, l’aria era decisamente pesante.
Signor giudice ho dieci figli, di cui chi sia il padre non lo so ma vogliamo farne una colpa a quelle povere creature, a presente “O tuono e marzo” non mi rovini. Chillo la è uno scrittore famoso, tiene soldi a palate, io sono un povero lavoratore onesto e integerrimo. E poi ho pubblicato per sbaglio, sono un incompetente, e un u ’ poco ignorante, pure. Ho proseguito a lungo ma niente alla fine ho dovuto pagare una multa e vedere il mio rivale tutto tronfio e sorridente che se ne andava coi soldi miei. E’ veramente il colmo. O ’vero! Adesso manca solo che la buon anima di Totò mi faccia causa per il titolo. Ma io ho messo, f-o-r-t-u-n-o-s-a-m-e-n-t-e, questa volta. E lo frego.

Habemus recensionem! #2

urlo-homerI lettori sono importanti, e beh quando commentano e esprimono cosa ne pensano di un tuo scritto, la soddisfazione è grande. Non credete a chi vi dice che scrive solo per sé stesso. In parte può anche essere vero, ma si scrive anche principalmente perchè qualcuno ti legga, oltre che per le royalty, che naturalmente sono le benvenute. Per cui ho inaugurato questa rubrica. Oggi abbiamo la prima recensione dei lettori su Amazon per Il castello di sabbia e la prima anche per il volume II dei miei racconti. Sono positive ma le segnalerei anche se negative, quindi se siete miei lettori esprimetevi in tutta tranquillità. Lo apprezzo davvero molto.

In questo secondo volume di racconti flash Shanmei sposa atmosfere meno bizzarre rispetto al primo volume, descrivendo situazioni a volte fantastiche, a volte più realistiche, ma sempre in bilico sull’orlo dei sogni.

qui I Racconti di Shanmei #Vol2

Una storia nera, la caduta di un uomo (poliziotto, marito, padre) e la progressiva perdita di valori (violenza domestica, gioco, abuso d’alcool) in una spirale a scendere: una strada che porta irrimediabilmente all’annientamento.

qui Il castello di sabbia

Sondaggio, quale preferite?

Ecco tre copertine da me ideate per un racconto di circa 4.000 parole che avevo conservato e mai pubblicato. Qualche hanno fa me l’aveva chiesto un editore, poi non so bene perchè, sapete nella vita capitano queste cose, non gliel’ho mai inviato. Così l’ho qui fresco fresco, pronto per le stampe e già impaginato. Se dovessi attribuirgli un genere direi noir regionale,  non siamo nella assolata Miami, nella piovosa Seattle, nella caotica Los Angeles, ma nella periferia torinese. Protagonista uno sfigato poliziotto con il vizio del gioco. Si metterà nei guai? Certamente, e la storia infatti racconta come, quando e perché. E’ una storia politicamente scorretta, non vi invito a immedesimarvi con il protagonista, anzi per certi versi siate liberi di detestarlo. Non si ispira a personaggi reali, per lo meno il protagonista, l’unico poliziotto che ho conosciuto faceva la scorta ed era (anzi è ancora) una degnissima persona. Caso a parte i personaggi collaterali, e una nota apposita spiega i particolari. E’ un capolavoro? Io non credo, ma ha una sua dignità, per cui lo pubblico. Unico ostacolo la copertina, appena scelta sarà disponibile su Amazon. Se scopro come, anche in cartaceo. Dunque fatevi avanti, quale preferite?

E adesso vai con il terzo

hoSto lavorando al terzo capitolo della mia raccolta racconti e lo faccio più che altro per me. Mi piace vedere raccolti in capitoli tutti i miei racconti scritti negli anni, con le loro belle copertine, con un minimo di editing per correggere le imperfezioni più madornali. Lo so forse la formula racconto, (per lo più il mio genere specifico) non ha un grandissimo mercato, e io non sono un genio del marketing, per lo meno non quando si tratta di promuovere me stessa. Ho una certa naturale ritrosia che mi frena non poco. Comunque è divertente e ogni lettore è importante. The reader is  King. (Vedesi vigna). Aspetto sempre commenti dai lettori, anche un onesto,  i tuoi racconti mi hanno proprio annoiato, sono ben accetti. Meglio comunque che il nulla, lo spofondare nel silenzio, negli abissi siderali dello spazio siderale. La scusa che ho poco tempo. Mi concentro in altre cose, e la mia dimensione di “scrittrice” evapora e scompare. Sì è un male. Sì non dovrei farlo. Scrivere dopo tutto è ciò che amo più fare. Baci e abbracci.

I racconti di Shanmei volume due, finalmente

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Clicca sulla cover per l’acquisto

Eccomi, ci sono due novità: il secondo volume dei miei racconti e  presto il primo libro verrà tradotto in francese, almeno credo. Io ho firmato il contratto, aspetto che lo controfirmi la traduttrice. Mi sembra brava, quindi aspettiamo sviluppi. Ora mi metto all’opera e lavorerò al terzo volume, spero che esca ad un intervallo un po’ più umano del precedente. Altre novità non ce ne sono. Ah, forse una ce ne è, mi è venuta voglia di riniziare a scrivere, vediamo cosa esce fuori. Qundi che dire ancora, buona lettura. Vi segnalerò tutte  le recensioni e gli articoli che parleranno del libro. Speriamo che sia divertente anche per voi.

 

Sono pigra, che ci volete fare

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Sono pigra, che ci volete fare. Forse non pigra in assoluto, ma in questo caso lo sono stata. Il secondo volume di racconti è pronto. E’ stato editato. Deve solo essere rivisto, e rimando, rimando. Siamo a febbraio e ancora devo pubblicarlo. Qualche lettore, credo due o tre, lo aspettavano, e ora forse se lo sono dimenticato. Non si fa così, non è professionale, bisogna organizzarsi, darsi delle scadenze. Non che fino ad oggi non abbia fatto niente, ma ho tralasciato una parte importante, e non si fa. Che dire mi cospargo il capo di cenere e cerco di rimediare. Il secondo volume comprende 8 racconti: Il negozio dell’antiquario, Asimov e la famiglia Brambilla, Manichini, Conseguenze, Un colpo di fortuna!, L’avvitatore di penne, Non c’è posto al mondo, Vedo e prevedo. Piaceranno, ci sono margini di miglioramento? Ho disatteso molte indicazioni dell’editor, per cui se sono pessimi è colpa mia, non sua. Alcuni consigli li ho seguiti, ma sono troppo testona, quindi pazienza. Ci lavorerò ancora un po’ su, poi pubblico e pazienza. Vediamo come va. Stesso prezzo della volta scorsa, copertina vintage, e faccia tosta. Fatemi gli auguri, non mi offendo.

I desideri non si dovrebbero raccontare

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I desideri non si dovrebbero raccontare. Un po’ come quando da bambini dovete spegnere le candeline della torta di compleanno e vi dicono esprimi un desiderio. Dirlo, non lo farà avverare. Almeno così la leggenda “metropolitana” narra. Ma ciò che ho in mente non è esattamente un desiderio, è più un progetto. Sconsiderato quanto volete, ma sempre un progetto. Prendere un mio vecchio romanzo, ultimato. Una cosa di 70 capitoli e pussa, scritto una quindicina di anni fa. Quando internet non c’era, o meglio io non avevo il computer e scrivevo tutto a mano, su fogli ingialliti con una bic blu. Quando scrivevo nella convinzione che mai avrei pubblicato, e l’autopubblicazione non c’era. Prendere i primi due capitoli e farli tradurre in inglese. Da uno bravo. E mandarli in lettura a un selezionato gruppo di editori americani specializzati in pulp. Direte voi: non ti calcoleranno neanche, specie senza un agente. E’ molto probabile, molti editori lo scrivono tranquillamente nelle info per le submission: senza agente gira al largo, dilettante. Non che di principio sia contraria agli agenti, semplicemente non ho ancora trovato quello giusto per me. Magari in futuro, chissà. Il romanzo in questione è L’estate non è una stagione felice, un hardbolied vintage anni ’50. Credo la mia storia migliore, per lo meno quella che piace più a me. Se interessa lo farò tradurre tramite crowdfunding, e se il crowdfunding funiziona, chissà. Dai anche solo provarci sarà divertente. C’è un sacco di lavoro davanti, e non dite che scrivere non è faticolso. Ci vuole un allenamento da pesista, altroché. Vi terrò informati, comq. :: Shan.

Quasi, quasi

lishQuasi, quasi mi metto anche io a riscrivere un racconto di Carver, non certo con l’intento di migliorarlo, a questo ha pensato abbondantemente Gordon Lish (è vecchiotto, ma gode ancora ottima salute), ma come esercizio di stile. Sembra una battuta, ma mica poi tanto. A un corso di francese come esercizio dovevamo prendere una poesia e riscriverla usando le parole che più ci avevano colpito. E’ stato divertente e innocuo.  Riscrivere i testi di un altro è un toccasana per lo stile e per l’immaginazione. E’ insomma un esercizio creativo che andrebbe insegnato nelle scuole di scrittura. E forse lo fanno davvero, come faceva la mia professoressa di francese.  I risultati sono bizzarri e a volte sorpendenti. Non si tratta naturalmente di spostare qualche virgola o sopprimere qualche parola molesta. A volte si può riscrivere un testo cambiandogli senso, modificandone la struttura profonda. Sì, se lo farò sarete i primi a vederne i risultati. :: Shan

I racconti di Shanmei #Vol2 – In lavorazione

tumblr_nvup8h1pon1sfie3io1_1280 Allora i racconti del volume 2 ci sono, sono stati scelti e sono Il negozio dell’antiquario, Asimov e la famiglia Brambilla, Manichini, Conseguenze, Un colpo di fortuna!, L’avvitatore di penne, Non c’è posto al mondo, Vedo e prevedo. 8 racconti su cui il mio editor sta ancora lavorando, e vi confesso sono piuttosto in ansia e curiosa (quanto voi spero) di vedere cosa verrà fuori.  Non sono di quelli che criticano il lavoro del proprio editor costringendolo a spiegare in sanscrito ogni singola correzione o modifica, ma lo spirito di David Foster Wallace si vede staziona intorno a me, mettendomi il dubbio: e se diventeranno altri racconti? DFW ce l’aveva coi traduttori, avercela in senso molto lato, riteneva che i suoi libri fossero troppo americani per poterli tradurre, che insomma le traduzioni sarebbero state altri libri. Io sono più fiduciosa e fatalista. E non oso disturbare il lavoro di un professionista che sta mettendo il suo tempo al mio servizio per chiedere lumi. Non c’è niente di più fuori luogo che un autore in ansia, quasi stesse fumando sigari davanti a una sala parto.  Anche se spero che per Natale potremo uscire, così potrò accontentare due dei miei lettori che hanno chiaramente espresso il desiderio di leggere un seguito. Quella che vedete su è l’immagine che ho scelto per la copertina, sempre che la Coca Cola non mi faccia causa, ma la testa del baldo giovane copre in parte il marchio, quindi forse sono salva. :: Shan

Blue eyes

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   Author: N. Pizzorno

Blue eyes è un hardboiled vintage anni ’50. Un romanzo breve tra il poliziesco e il noir, sulle orme di Ellroy per intenderci. Lo scrissi dopo aver letto per la terza o quarta volta L.A. Confidential in omaggio a James Cromwell e alla sua interpretazione del Capitano Dudley Smith. Il Dudley Smith di Cromwell e il Dudley Smith di Ellroy sono un po’ diversi, ma che importa, sono entrambi due personaggi molto interessanti. Siamo dunque a Los Angeles, la città degli angeli, e un poliziotto piuttosto ruvido ha a che fare naturalmente con un omicidio che vede coinvolto un suo collega e una rossa fascinosa che nasconde molti segreti. Un canovaccio standard, niente di eccessivamente originale, ma con qualche concessione al politicamente scorretto. Scriverlo è stato divertente, non è forse il mio lavoro migliore ma si inserisce nel genere che prediligo di più. Questa che vedete a lato è la copertina originale che ho fatto disegnare apposta. Metterò Shanmei da qualche parte, forse in basso, ed è fatta. Ora devo solo trovare un editor appassionato di hardboiled quanto me che non snaturi il tutto, ma corregga giusto le parti nebulose e aggrovigliate. Vedere gente che mette mano sul tuo lavoro è sempre una cosa delicata e se editor e autore hanno due idee diverse o opposte diventa una bella grana. Trovare l’editor perfetto credo sia uno di quei doni del cielo che ti capitano proprio se te lo meriti. Poi due o tre giri di correzione bozze, e appena sarà almeno decente, via. Non sono libri adatti alla pubblicazione tradizionale, l’autopubblicazione da molta più libertà, e avere il totale controllo poi è molto inebriante. Anche se faticoso. Tradurli in inglese sarebbe l’ideale ma anche li ci vuole il traduttore giusto, possibilmente madrelingua,  e quelli davvero bravi, o per lo meno quelli che avrei in mente sono piuttosto cari e ci vorrebbe al massimo un crowdfunding, che è possibile farlo almeno quando hai un discreto numero di lettori che ti conoscono e credono in te. Farlo adesso sarebbe buttare al cesso un’ occasione.  L’incipit lo potete leggere qui  . Alla prossima. Shan.

Habemus recensionem!

urlo-homerIl mio latino maccheronico sta a significare una certa sorpresa e una certa emozione nel scoprire che il mio ebook ha guadagnato ben due recensioni, la prima ieri e la seconda oggi. L’ho scoperto per caso, Amazon non avverte, e mi sono trovata 4 stelline accanto al titolo. Immaginatevi la mia faccia, ma questa è un’altra storia. Entrambe le recensioni sono da 4 stelline, non un gradimento da strapparsi i capelli, ma una cosa più moderata, rassicurante. Insomma ai primi due lettori i miei racconti sono piaciuti e hanno trovato il tempo di manifestarlo, per cui li ringrazio. Non è scontato che piacciano, sono racconti forse un po’ strampalati, ma spero divertenti. La narrativa breve è sempre un rischio, specie se si sceglie un genere tra il surreale, l’ironico, e il satirico.  Non è detto che la propria ironia sia sempre accettata, capita e trovata divertente. E’ una scommessa, forse in perdita, non c’è nulla di più grottesco di uno che si crede divertente e in realtà non lo è affatto. Ma dato che io raccoglierò come medaglie al valore anche le critiche più feroci, esulto e ve ne cito qualche assaggio:

Se vi aspettate che la realtà sia lì per coccolarvi con la sua placida e noiosa normalità non dovete leggere questi racconti.

Una lettura rapida e diversa dal solito, letteraria e divertente.
Ideale per un pomeriggio di pioggia.

Le splendide rose di zia Meg è il mio racconto preferito.
Attendo un secondo volume.

Per il link diretto qui

Il ghiaccio è rotto, aspettiamo le altre!

Sono il lettore, comando io

Bart-Leggevo su un blog, che visito spesso quando posso e voglio passare del tempo di qualità in letture divertenti e intelligenti, di un dibattito nei commenti a un post a proposito di un’ annosa questione: cosa scrivere lo decidono i lettori o gli autori? Sembra un paradosso più che una questione ma sono certa che in qualche sala macchine di qualche ufficio marketing il problema se lo sono fatto, rispondendosi anche seriamente. Spesso gli autori, anche autori blasonati non proprio alle prime armi, ricevono richieste precise: il tal genere (mettete voi un genere a piacere) sta andando per la maggiore, sfornatemi un libro che parli di questo e di quello.  Non è detto che siano così brutali, a volte si può suggerire senza ordinare, ma la sostanza è questa, si deve scrivere cosa il pubblico vuole e soprattutto compra. Direte voi e il sacro diritto dell’autore a vedere rispettata la sua creatività, a permettergli di andare dove lo porta il cuore? quando si parla di soldi anche questo sacro diritto può riposare in qualche sgabuzzino con le scope. Senza troppi sensi di colpa. Ma il punto reale è: è una cosa positiva, nell’economia della narrazione porta a dei frutti? Alcuni lettori sono convinti di scegliere loro, non cosa leggere ma cosa un autore debba scrivere. E non lo considerano una violazione dei diritti dell’autore, ma un loro preciso diritto. Quando in realtà le manipolazioni che subiscono sono tali e tante che è difficile enumerarle, anche senza abbracciare le tesi più estreme di complottismo libero come disciplina olimpionica. Anche solo la disposizione di libri in una libreria di catena e non solo infleunza il lettore, e ci sono studi precisi in merito. Come i trend di mercato. Dopo le Sfumature, tutti a scrivere letteratura erotica o pseudoerotica, dopo Il codice da Vinci, quel che segue. Omologando gusti e aspirazione o veicolando interi concetti o scuole di pensiero. Il concetto di imitazione sembra prevalere. E in modo deleterio. Non si imita cosa è migliore, ma cosa è commerciale. Tarpando le aspirazioni artistiche degli autori, a tutto discapito della qualità delle opere che poi i lettori si troveranno a leggere. Insomma ci perdono tutti. Poi ci sono i casi estremi: gli autori che scrivono per sé. Non vogliono un pubblico, un confronto. Liberissimi, direte voi. Certamente, questo è il bello della letteratura. Si possono scrivere opere sperimentali, pensiamo a Finnegans Wake di Joyce, dove nessuno o quasi è destinato a capirci niente. Sono sfide, affascinanti se vogliamo e forse economicamente destinate al fallimento. Ma ben vengano. Ormai ci sono programmi che ti eprmettono di leggere le storie che tu vuoi leggere, modificando trame, personaggi. Rendendo superfluo l’autore. Se questo è il futuro che vogliamo. Saremo accontentati.

Se volete seguire lo scambio di battute di cui vi dicevo, potrete trovare tutto qui.

Audiobook mon amour

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E oggi in questo tardo pomeriggio di fine autunno parliamo di audiolibri. Sotto il piumone, con una tazza di cioccolata calda o the fumante, la pioggia che cola fuori dai vetri, cosa c’è di meglio che gli auricolari nelle orecchie  e il suono delle parole di un lettore che vi narra storie fantastiche di altri mondi. Alt! Bene non funziona proprio così. Se già il libro è in crisi mi dicono che l’audiolibro sta ancora peggio. In Italia, almeno. Non se ne vendono moltissimi, anche se molto dipende dal lettore e dal libro letto. Tuttavia è un metodo di fruizione ancora di nicchia. Una lettrice, molto brava, ha letto un mio racconto. Ne ha fatto un viedo e l’ha diffuso. Ne sono contenta naturalmente, ma riflettendo pensavo a cose come: i miei racconti sono adatti a essere letti ad alta voce?, i lettori comprerebbero audiobook, certo professionali e tutto? quanto la bellezza della voce, l’intonazione, l’empatia del lettore incide rendendo belli anche testi oggettivamente mediocri?  sono più belle le letture dal vivo? Devo essere sincera, è piuttosto emozionante sentire leggere un proprio racconto. Sembra provenire da una costellazione remota. Rende diversamente dalla semplice lettura silenziosa. La voce amplifica, tutto, in bene o in male. Il racconto letto è A sud di Cimarron, un mio omaggio al vecchio West. Río de los Carneros Cimarrón è un fiume che attraversa Nuovo Messico, Oklahoma, Colorado e Kansas, ma anche il soprannome di Glenn Ford in Cimarron, film del 1960 di Anthony Mann, e un personaggio in I cowboys, il mitico A Martinez si chiama così.  Per dirvi che questa parola evocava in me molto dell’epopea del vecchio West. Ci manca solo la musica di Ennio Morricone.

Pirati a babordo!

mira73La filibusta (o meno comunemente filibusteria) era un’associazione di corsari e pirati (detti filibustieri), venuti dalla Francia, Inghilterra e Paesi Bassi, che operava nel Golfo del Messico intorno al 1700, noti per i loro attacchi alle coste e ai possedimenti spagnoli. (fonte wikipedia)

Anche i mari del web sono infestati da pirati e filibustieri. Prendono gli ebook, specialmente degli autopordotti (non solo, ma per loro il danno è più devastante) e li mettono su isole della Tortuga digitali, siti appositi dove è possibile scaricare tutto gratis. Le istituzioni, la polizia postale, San Gennaro non fanno niente e queste realtà prosperano indisturbate. Scaricare libri gratis su questi siti pirati è illegale e soprattutto uccide gli autori che potranno legittimamente smettere di scrivere e pubblicare. E non parlo di ebook da 11 o 15 Euro, qui si parla di ebook dai 0,99 Euro ai 3 o 4. Miei colleghi da più tempo sul mare infestato dell’autopubblicazione mi parlano di un calo dei loro guadagni del 75%. Scoraggiante, direte voi. Che fare dunque? Fare chiudere questi siti è un po’ un’ utopia. Ora sono pubblici, ma potrebbero sempre diventare privati in qualche forum, o in qualche gruppo segreto su Fb. Le possibilità per delinquere sono innumerevoli e variegate. E la cosa grave è la mancanza di percezione del crimine. Il danno che si reca, senza accorgersene. Perchè dubito che si sia consapevoli del male che si fa. Parlo dei lettori che scaricano ebook, non certo di chi gestisce questi siti, immagino per lavoro, guadagnandoci, scaricando virus, pubblicità e porcherie di tutti i generi nei computer di chi, incauto, li utilizza. E non certo il ladro con mascherina nera che li ruba e li diffonde li. Spero non gratis, se no sarebbe sfruttamento pure il suo. Quindi chi può interrompere tutto ciò? Solo i lettori. Solo i fruitori possono fermare questo fenomeno. Smettendo di scaricare ebook pirati. Smettendo di danneggaire tutta la filiera di traduttori, impaginatori, illustratori, scrittori. Dietro un ebook c’è il lavoro di tutti loro. Che un bel giorno smetteranno semplicemente di farlo. E voi non avrete più nuovi ebook. E’ semplice.

Ci vuole pazienza!

Word Cloud "Crowd Funding"Sì, mi dicono di avere pazienza. Cosa credevo io? Che appena sbarcata su Babelcube frotte di traduttori mi avrebbero inseguita per tradure i miei lavori? Evidentemente non è così e ormai sto meditando di chiudere l’account. Proposte non ne ricevo e mi sono stancata di farne. Cercherò traduttori autonomamente, forse è la strada migliore. Almeno per me. Era una buona opportunità, almeno sulla carta. E so che c’è gente che la utilizza con profitto. Proverò altre strade, poi l’idea di fare diventare Babelcube il distributore dei miei lavori non è che mi faceva proprio impazzire. Quindi non tutto il male viene per nuocere. Accordi non ne ho ancora siglati, posso sempre uscirne. L’idea che il traduttore partecipasse agli utili, senza anticipi, o altro, per uno scrittore squattrinato è una sirena allettante, ma forse che so è meglio fare un crowdfunding , alternativa che non ho mai preso veramente sul serio. Ma si potrebbe fare per fare un audiobook, una traduzione appunto, magari un booktrailer professionale. Le possibilità sono quasi infinite, basta scegliere la piattaforma giusta. Basati sull’esperienza di chi ha fatto crowdfunding riusciti. Ci penserò, non si sa mai.  Shan ::

“Hey man, have you a tenner for me?”.

Betty Boop, (lobbycard), 1930s

Betty Boop, (lobbycard), 1930s

In questi giorni convulsi sto traducendo i miei racconti in inglese, creando una lingua che ammetto non esiste. È divertente. Dubito che nessuno parli, in nessun angolo del globo anglofono,  come io faccio parlare i miei personaggi. Punto di forza? Punto di debolezza? Vedremo. I miei racconti si prestano ad essere tradotti, anche un po’ snaturati. Gli euro diventano dollari, i chilometri, miglia. Ho letto qualche tempo fa un libro dal titolo Decolonizzare la mente di Ngugi Wa Thiong’o, in pratica l’autore rivendica il diritto di scrivere in un suo remoto dialetto africano e non nella lingua della colonizzazione. Naturalmente dice molto altro, molto più profondo e ben argomentato, ma questo punto mi ha davvero colpito. L’italiano è la mia lingua, la lingua con cui penso, sogno, scrivo racconti. La mia lingua materna con cui ho imparato a parlare. L’inglese è venuto dopo, sui banchi di scuola, ascoltando le canzoni dei Beatles. E il mio inglese sarà sempre specificatamente mio. Ci sono parole che detesto, e non uso mai, pur conoscendone il significato. Ci sono modi di dire che mi diverteno (fishing for compliments), ci sono altri che non userei mai. Poi c’è un registro inglese britannico, americano, australiano. Io shakero tutto con effetti a volte esilaranti. L’inglese si presta, forse più del francese, a questo mescolamento. L’inglese è una lingua matematica, molto duttile. Ha un registro alto, molto aulico, quasi shakesperiano, e uno grezzo, popolano, forse più vivo e sempre in fase di evoluzione. Ci sono parole gergali utili per esprimere stati d’animo specifici di alcune etnie, comunità, religioni. Non sono una traduttrice professionista, mi guardo bene da spacciarmi per tale, ma ho avuto modo negli anni di tradurre testi inglesi contaminati da parole specifiche riscontrabili solo in alcuni paesi dell’est europeo o del sud est asiatico. Stiamo a vedere cosa succederà.

Spinaci a colazione

553052-popeyeAvevo preparato un articolo programmato per sabato 14, ma il clima surreale in cui stiamo vivendo mi aveva proprio fatto passare la voglia di revisionarlo e postarlo. E’ un po’ come se i fatti di Parigi mi avessero precipitato in una grande paralisi, dove anche pensare, non solo scrivere (di miei ebook), fosse fuori luogo. Ignorare cosa è successo è un po’ impossibile, soprattutto perchè avrà delle coseguenze. Sicuramente drammatiche. Per tutti. E a questo sinceramente penso in questi giorni. Nel post fantasma che non ho mai terminato volevo parlare di newsletter, promozione editoriale e concorrenza sleale. Cose che in questo momento mi sembrano così poco importanti, marginali. Sono in fase di elaborazione di un lutto, un lutto collettivo. Non solo per i fatti di Parigi, e sono arrabbiata. Sì, dopo lo choc c’è la rabbia. Ed è sbagliato fermarsi. E’ sbagliato interrompere le nostre attività quotidiane, o smettere di viaggiare, o smettere di informarsi come se dei fili fossero stati recisi e fossimo caduti tutti in una grande voragine. Io da parte mia continuerò a revisionare i miei racconti, ho iniziato a tradurli, continuerò. Ci sono dei refusi nell’ebook pubblicato. Li correggerò. Sì, credo che farò così.

Babelcube e zollette di zucchero

royaltyDunque sono da qualche giorno su Babelcube e ne sto testando il funzionamento. Ho mandato qualche proposta, ma il bello è che ne puoi ricevere anche dai traduttori. Il mio libro forse non è tanto allettante, sei racconti di una serie, ma vediamo come va. Intanto ringrazio i miei 4 (manzonianamente parlando, Amazon ti vieta di essere più esplicita) lettori e inizio a dibattermi con il problema “Promozione”. Drago pluricefalo piuttosto inquietante. Da un lato ti dici se non parlo del mio ebukkino nessuno può sapere che c’è. Dall’altra se asfissio amici e conoscenti, ammettiamolo non è una bella cosa. Poi io sono timida di mio. Figurarsi. Chissà come sarà fare promozione in un paese estero dove proprio non hai punti di riferimento. Beh, vedremo. In inglese vedrò di tradurli io, anche se mi rendo conto che non sto proprio rimanendo fedele al testo. Sto in pratica scrivedo altri racconti. Chi me lo vieta? Vi faccio un esempio. “Ehi amico” della versione italiana, diventa prepotentemente “Hey man“. Chi me lo impedisce? Me lo potrebbe impedire l’autore. Ma l’autore sono io. Cioè tanto per dire un traduttore, se è un buon traduttore, magari riesce a rendere i testi anche più belli degli originali. Concetto affascinante, ammettiamolo. E adesso torniamo a lavorare. A presto. :: Shan

Le recensioni sono importanti

Scrivere-un-libro

Lo credo fermamente o non le scriverei. Non come mero veicolo promozionale, ma soprattutto pensando a quelle dei letttori, come forma di comunicazione privilegiata tra gli autori e il prorio pubblico. Agli scrittori fa piacere ricevere recensioni, anche se dovessero essere negative. Non solo per vanità. Certo le recensioni negative sono fonte di ansia e preoccupazione, ma a volte sono bellissime, appassionate, non una serie di insulti senza grazia. La storia della letteratura è piena di stroncature illustri, scrittori che hanno stroncato in punta di penna altri scrittori. Un piacere dell’intelligenza leggerle. Certo se non sono scritte per meschini motivi o vendette personali. Ma anche in quei casi dice più una recensione del recensore che del libro letto. Ed è bello dar la possibilità al lettore di dire la propria. Non tutti sanno scriverle, ma non ci vogliono tanti strumenti tecnici per dire che un libro è bello, ci ha fatto emozionare, pensare, ci ha divertito. Quelli che dicono che le recensioni non sono importanti semplicemente si sbagliano. Forse perchè non vedono un riscontro monetario immediato. Ma le recensioni sono una ricompensa. Un di più che generosamente il lettore di offre oltre il prezzo del libro. Una parte di sè, forse ancora più preziosa dei soldi. Sicuramente più intima. Invito quindi tutti a scrivere recensioni dei miei libri dicendo in tutta sincerità cosa pensano. Ho le spalle larghe e soprattutto un senso preciso dei miei limiti. Non sono permalosa, non sicuramente in questo caso, per i motivi sopra esposti. Non sono vendicativa. Non cambierò un giudizio positivo su una persona solo perchè non ama i miei racconti. Ci mancherebbe. Ho ricevuto le critiche più feroci da gente che mi voleva veramente bene. Quindi. Resto in attesa.

Chissà in giapponese come sarebbero?

autunno_1Comporterà molto lavoro, e spero di avere il tempo, ma si mi piacerebbe tradurre i miei racconti in varie lingue. Così mi sono iscritta su Bebelcube, per vedere come funziona. Lingue come il francese, l’inglese, il tedesco e lo spagnolo diciamo sono abbordabili, saprei già a chi rivolgermi, alcune traduzioni potrei cercare di farle io, ma pensiamo al russo, o che so al giapponese. E proprio al giapponese ho pensato. Sì, penso che ai giaponesi i miei racconti possano piacere, e sono certa che apprezzeranno che siano tradotti nella loro lingua. E’ una sfida, ma perchè non provare? Così ho proposto il mio piccolo ebook a un traduttore, per la precisione a una traduttrice giapponese che vive in Italia. Non so ancora se accetterà, ma comunque valeva la pena provare. Uno dei miei sogni è visitare il Giappone, chissà magari in futuro lo realizzo. Sto imparando in questi giorni che le cose che credevo impossibili, non lo sono così tanto. Basta un pizzico di (come dicevano i nostri nonni?) intraprendenza. E aprendo una porta non sai mai cosa trovi dietro. Sì sembra una banalità detta così, ma se ci pensate il concetto è affascinante. Cercherò di non essere disfattista e negativa come al mio solito, e cercherò di conservare un po’ di entusiasmo, cosa forse più difficile. Partecipai qualche anno fa a un’ iniziativa “Autori per il Giappone”, donando un mio racconto, (se lo volete leggere è ancora online, Watakushi), si trattava di autare la popolazione dopo il Terremoto e maremoto del Tōhoku del 2011, con donazioni a Save the Children, per cui la prima lingua che vedrà i miei racconti tradotti è giusto che sia il giapponese. Vi terrò comunque aggiornati, se avrete la pazienza di seguirmi e spero passeremo del tempo felice insieme. Shan::

I racconti di Shanmei #Vol1

copertina Shanmei

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Ho scelto l’autopubblicazione. Non perchè sia stata rifiutata dagli editori tradizionali, ho pubblicato anche con loro, più che altro per curiosità. In realtà questi racconti non li ho mai mandati a nessuno. Qualcosa mi hanno rifiutatto sì, è fisiologico. Hanno rifiutato il mio romanzo hardboiled anni ’50. In due. Non l’ho più mandato ad altri.

Non sto prendendo troppo sul serio questa cosa. Forse è un errore, ma non ho troppe aspettative. In questo ebook ci sono sei racconti, definibili come flash fiction. A 0,99 Euro. Se non dovessero piacere si perderebbe poco. Si rinuncerebbe a un caffè, anche se nel mio bar un caffè costa un po’ di più.

E’ un rischio? Forse. Rischio che qualcuno li trovi pessimi, banali, scontati. Non sono Carver, nè mi credo tale. Sarei delusa, ma non più di tanto. Ai miei amici piacevano, ma si sa gli amici non sono obiettivi. O forse a volte lo sono troppo.

Li ho fatti editare. Mi hanno aiutato con la copertina e nel fare materialmente l’ebook. Un’ amica leggerà un racconto e ne farà un video. Senza il loro aiuto questo ebook senza pretese non sarebbe on line.

E’ difficile farsi leggere. Per nulla scontato. Per cui già da ora ringrazio i miei lettori. Anche quelli a cui non piacerà.

Sono sei racconti dicevo: Mastro Lindo, Tequila Sunrise, Yasuf  e l’ottava meraviglia, L’incontro, Le splendide rose di zia Meg, e A sud di Cimarron. Del primo ricordo il giorno in cui mi è venuta l’idea. Passeggiavo lungo la ferrovia all’altezza del ponte che porta al Lingotto, a Torino. Ho guardato il cielo e ho visto una nuvola. Era sera, il sole stava tramontando e mi è venuta l’idea di un gigantesco Mastro Lindo. Poi la storia si è composta di personaggi, con una morale. Con un amico pubblicitario scherzavamo che sarebbe stato un bel soggetto per una pubblicità. Non l’avrebbero mai accettato. Però abbiamo riso molto. Tequila Sunrise nacque in inverno. Meditavo di lasciare tutto e partire. Il protagonista del racconto l’ha fatto al posto mio. Yasuf e l’ottava meraviglia nacque da un articolo di giornale. L’incontro da una discussione con un amico su Million Dollar Baby. Le splendide rose di zia Meg dall’apparecchio Amplifon di mia nonna. E infine A sud di Cimarron è un omaggio a uno scrittore che ammiro molto.

Ah, li trovate su Amazon. Buona lettura.

Protected: Marlowe a Palm Springs (XVI) (Epilogo)